sabato 29 ottobre 2022

ABATE JULIO: I 150 SALMI E I 44 PENTACOLI MAGICI

 


Per l’Abate Julio i particolari utilizzi dei Salmi non sono un qualcosa di estraneo alla tradizione religiosa, che vorrebbe vedere loro confinati in un ambito meramente devozionale, bensì un’intrinseca valenza dei medesimi, la quale è però fruibile solamente da quel cristiano che trova nella figura di Gesù Cristo il centro simbolico, morale e spirituale della propria vita. Quindi un utilizzo, a patto che sia rispettata la condizione di cui sopra, fruibile per chiunque a prescindere del proprio stato di religioso o laico e non ascrivibile ad operazioni magiche, ma spirituali. Per maggiore praticità è stato inserito il Salterio in latino usato dall'Abate Julio.
Nello studio dei Pentacoli scopriremo come ognuno di essi ha, come i Salmi del resto, una pluralità di associazioni ed è quindi evidente che non può essere strettamente associato ad un singolo Salmo, quanto piuttosto ad una particolare e personale supplica/richiesta/invocazione in essa raccolta. Da cui si deduce come un singolo Pentacolo potrà essere associato a più Salmi diversi, così come un Salmo potrà essere associato a più Pentacoli in guisa della necessità e della particolare inflessione dell’operatore. Un apposito paragrafo è dedicato alla benedizione e consacrazione dei Pentacoli.

CONTENUTO DEL LIBRO: INTRODUZIONE; L’ABATE JULIO; UTILIZZO DEI SALMI IN ORDINE ALFABETICO; UTILIZZO DEI SALMI IN ORDINE NUMERICO; I PENTACOLI; COME REALIZZARE I PENTACOLI; I 44 PENTACOLI; I 150 SALMI DELL’ABATE JULIO; COME OPERARE; IL LIBRO DEI SALMI DELL’ABATE JULIO

ABATE JULIO: I 150 SALMI E I 44 PENTACOLI MAGICI

UOMO ENTE MAGICO E LA PRATICA INTEGRALE

 


Questo libro non è una rivisitazione di “Uomo Ente Magico”, ma ne raccoglie l’esperienza e la proietta versa un più arduo traguardo: la rivelazione interiore! Vi sono sostanzialmente due differenze con Uomo Ente Magico:
La prima è da ricercarsi nella finalità di questo testo, il quale vuole offrire una prospettiva concreta e strutturata per permettere all’uomo e alla donna di autentico desiderio spirituale di entrare in contatto con il proprio Sé. La seconda è la sua natura al contempo organica e eterogena. Essa è organica in quanto desidera offrire un percorso strutturato che conduca il praticante verso quella Conoscenza (Gnosis) che è veicolo e forma di redenzione e che ogni uomo – titanicamente ed individualmente – deve conquistare. Essa è eterogena in quanto sono raccolti lavori personali rivisitati, corretti, plasmati ed amalgamati in una sinergica comunione con nuove elaborazioni frutto di anni di pratica.

Dobbiamo assolutamente ed inderogabilmente accettare che “conduciamo una vita inconsapevole e meccanica” e questa nostra ignoranza non solo ci preclude categoricamente ogni possibilità di ritorno alla dimora spirituale – riconciliati e reintegrati nelle nostre primordiali qualità spirituali – ma ci relega nella condizione di schiavi e di alimento per le potenze visibili e invisibili che dominano su questo nostro mondo illusorio e transeunte. Sono essi gli Arconti della tradizione gnostica, i Voladores, le Eggregore di questo mondo e le legioni demoniache delle varie religioni che trovano drammaticamente coagulo e corrispondenza nella nostra frammentaria e caotica struttura psicologica.
Sepolta nelle viscere di questi corpi grossolani, carnali, emotivi e psichici vi è l’anima spirituale o particola spirituale o Sé che anela - interrompendo il movimento oscillatorio del pendolo manifestativo - all’emersione definitiva; il Sé desidera ricongiungersi all’Eone del Pleroma corrispondente e ricomporre così la primitiva e perfetta sigizia. Tale anelito, tale desidero spirituale ed intimo, di un ritorno al Pleroma è osteggiato tramite varie forze, fra cui quella di opposizione e quella inerziale, dalle potenze che traggono utilità e diletto dalla nostra condizione di servi inconsapevoli. Solamente attraverso il titanismo interiore e la rivoluzione psicologica sarà possibile rompere tale servitù e liberarci in tal modo dal parassitismo energetico, che da ere infinite infesta l’uomo in ogni sua particola naturale e psichica.

INDICE: INTRODUZIONE; LO STATO DELL’ESSERE E L’AUTOSSERVAZIONE; LA PREPARAZIONE INTERIORE ED ESTERIORE; LA VOCE DEL CUORE; LA CONCETRAZIONE SUL RESPIRO; LE TRE ZONE ENERGETICHE; I CINQUE CENTRI; L’ENTROPIA LE PAROLE SACRE E LA RESPIRAZIONE; L’IMMAGINAZIONE E LA FANTASIA; LA SACRA IMMAGINIFICA GEOMETRIA; LA PRATICA COMPLESSA; L’OCCHIO INTERIORE; INTERMEZZO; LA LIBERAZIONE NELLA DISSOLUZIONE DELL’EGO; INTERMEZZO; UCCIDI LE DUE SORELLE PROSTITUTE; BIANCANEVE E I SETTE NANI; LO SCRITTORE ANALFABETA; L’ASSEDIO DELLA CITTADELLA; L’ATTORE SUL PALCOSCENICO; LA PREGHIERA DELL’ATEO; LA LOTTA FRATRICIDA; LA PRATICA PENTAGRAMMATICA; LE PRIVAZIONI LA STRADA CASUALE; IL BALLO DELLA MARIONETTA; SORELLA MORTE INTERMEZZO; LA POSIZIONE UROBORICA; KHECHARI MUDRA; LA PRATICA IL VAJROLI MUDRA; IL COLPO DIRETTO; CONCLUSIONE

Abbot Julio's legacy: the power of the Psalms

 


The Psalms are gathered here in an easily accessible form, along with their content, blessing effect, areas of application. Abbot Julio stressed the importance and the power of prayer, essential to us to resist Evil influences and avoid misfortune: a medium to attract positive energies and good luck.
We are speaking about an ancient practice, included in numerous traditions; the Psalmist acts like a powerful magical catalyst, with the clear intention of accumulating and channeling the spiritual and magical substance embedded in the hymns, a kind of energy that is growing in power over the millennia.
We compiled a short vademecum providing usage instructions for each Psalm (in numerical order) and showing its connection (in alphabetical order) to a specific request/supplication. Along with every prayer/supplication we indicated the most suitable Psalm (whole original text in Latin).

Abbot Julio's legacy: the power of the Psalms

giovedì 10 febbraio 2022

Quando la peste bubbonica colpì Ginevra nel 1530


“Quando la peste bubbonica colpì Ginevra nel 1530, tutto era già pronto. Fu persino aperto un intero ospedale per gli appestati. Con medici, paramedici e infermieri. I commercianti contribuivano, il magistrato dava sovvenzioni ogni mese. I pazienti davano sempre soldi, e se uno di loro moriva da solo, tutti i beni andavano all’ospedale. 

Ma poi è successo un disastro: la peste andava spegnendosi, mentre le sovvenzioni dipendevano dal numero di pazienti. Non esisteva questione di giusto e sbagliato per il personale dell’ospedale di Ginevra nel 1530. Se la peste produce soldi, allora la peste è buona. E poi i medici si sono organizzati. All’inizio si limitavano ad avvelenare i pazienti per alzare le statistiche sulla mortalità, ma si sono presto resi conto che le statistiche non dovevano essere solo sulla mortalità, ma sulla mortalità da peste. Così cominciarono a tagliare i foruncoli dai corpi dei morti, asciugarli, macinarli in un mortaio e darli agli altri pazienti come medicina. Poi iniziarono a spargere la polvere sugli indumenti, fazzoletti e giarrettiere. Ma in qualche modo la peste continuava a diminuire. A quanto pare, i bubboni essiccati non funzionavano bene.

I medici andarono in città e di notte spargevano la polvere bubbonica sulle maniglie delle porte, selezionando quelle case dove potevano poi trarre profitto. Come scrisse un testimone oculare di questi eventi, “questo rimase nascosto per qualche tempo, ma il diavolo è più preoccupato di aumentare il numero dei peccati che di nasconderli.” In breve, uno dei medici divenne così impudente e pigro che decise di non vagare per la città di notte, ma semplicemente gettò un fascio di polvere nella folla durante il giorno. Il fetore saliva al cielo e una delle ragazze, che per un caso fortunato era uscita da poco da quell’ospedale, scoprì cosa fosse quell’odore. Il medico fu legato e messo nelle buone mani degli ‘artigiani’ competenti. Hanno cercato di ottenere più informazioni possibili da lui. Comunque, l’esecuzione è durata diversi giorni. Gli ingegnosi ippocrati venivano legati a dei pali su dei carri e portati in giro per la città. Ad ogni incrocio i carnefici usavano pinze arroventate per strappare loro pezzi di carne. Venivano poi portati sulla pubblica piazza, decapitati e squartati e i pezzi venivano portati in tutti i quartieri di Ginevra. L’unica eccezione fu il figlio del direttore dell’ospedale, che non prese parte al processo ma spifferò che sapeva come fare le pozioni e come preparare la polvere senza paura di contaminazione. Fu semplicemente decapitato ‘per impedire la diffusione del male’”.

François Bonivard, Cronache di Ginevra, secondo volume, pagine 395 – 402 –

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François Bonivard (o Bonnivard ; 1493–1570) era un nobile, ecclesiastico, storico e patriota ginevrino al tempo della Repubblica di Ginevra


mercoledì 26 gennaio 2022

L’Operatività Martinista attraverso le Dieci Preghiere del Filosofo Incognito

 


“La nostra preghiera potrebbe trasformarsi in un'invocazione attiva e perpetua, e invece di dire questa preghiera, potremmo eseguirla e attuarla in qualsiasi momento, preservando e guarendo continuamente noi stessi.» (Louis-Claude de Saint-Martin, Le Nouvel homme.)



Il presente testo non ha come funzione quella di offrire delle riflessioni, per quanto argute e accattivanti, attorno alle “Dieci Preghiere” del Filosofo Incognito e neppure vuole confinarsi nella ridotta del perimetro martinista, bensì ambisce ad essere un fruibile manuale di fattiva e laboriosa Opera Interiore. La quale, nella semplicità e ricchezza dello strumento proposto, è rivolta a tutti coloro che senza preconcetti e con entusiasmo anelano a prendere contatto con quella scintilla sacra che in ognuno dimora. Sarà quindi un utile viatico per quei fratelli e quelle sorelle martinisti che desiderano approfondire l’opera divulgativa del Filosofo Incognito e infonderla nella loro pratica quotidiana di arricchimento della mente e nobilitazione dell’anima. Al contempo, avendo natura pubblica, è rivolta a tutti coloro che desiderano un solido supporto tradizionale che sappia essere anche moderno e semplice strumento impegno quotidiano.

D'altronde l’essenza della pratica non risiede tanto negli strumenti impiegati e nella loro classificazione, quanto piuttosto nella comprensione di come essi debbano rappresentare un corpo operativo coeso e congruo con gli obiettivi preposti ed esposti, che nel nostro caso non afferiscono tanto ad un generico avanzamento o perfezionamento dell’uomo – sorvoliamo poi sull’assurdità del progresso dell’umanità – quanto piuttosto nel servizio del “Culto Divino”; tema questo assai caro al Filosofo Incognito e al suo maestro Martines de Pasqually e al quale a tutti gli uomini di autentico desiderio deve essere dato modo di partecipare.


Disponibile su Amazon

lunedì 6 dicembre 2021

L'Indemoniato dei Gerasèni


 “Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. 2Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. 3Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, 7e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». 9E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». 10E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. 11Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. 12E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare.” (Marco 5,1-13)

È sostanzialmente su questi pregnanti ed evocativi passi - dove al cospetto di Gesù giunge un indemoniato e l’esorcismo ha così inizio - che trova fondamento la pratica dell’esorcismo all’interno del perimetro rituale della Chiesa Cattolica. Oltre al valore probatorio, questo racconto evangelico assume particolare importanza in quanto ci offre alcuni elementi che inquadrano i segni, gli effetti e la struttura dell’esorcismo. Essi possono essere così classificati:

1. Caratteristiche dell’indemoniato: 

a) Vaga solitario per luoghi desolati e dedicati alla morte. Questi luoghi erano visitati dagli antichi ebrei solamente in particolari giorni e compiendo una serie di piccoli rituali, fra cui la deposizione di una pietra sul sepolcro. L’agire dell’uomo, il suo compiere atti sacrileghi, è un chiaro indizio di possessione. 

b) Rompendo le catene e i ceppi dimostra una forza sovrumana. E’ anch’essa una chiara prova  di possessione: Una dimostrazione di forza eccessiva (l’energumeno). 

c) È l’indemoniato che va incontro a Gesù e lo riconosce come figlio di Dio. È questa una chiara prova di possessione: Conoscere cose occulte o segrete. 

d) L’indemoniato compie atti lesivi della propria integrità fisica. E’ questo un ulteriore indizio di possessione.

2. La psicologia e la necessità del demonio: 

a) iniziale atteggiamento di sfida, che si manifesta nel suo cercare Gesù. 

b) la supplica, il dimostrarsi umile e sofferente, affinché non sia scacciato dal corpo dell’uomo. 

c) la necessità di un altro corpo dove installarsi.

3. L’esorcismo schema: 

a) Reiterata richiesta imperativa  di lasciare il corpo del posseduto.

b) Richiesta di conoscere il nome del Demonio. Su questo punto è interessante la riflessione conseguente: se è vero che il demonio conosceva il nome e la natura di Gesù, è altrettanto vero che Gesù non conosceva il nome del demonio. Da cui discende che Gesù, in quanto uomo, non era onnisciente (tale qualità/potere è una prerogativa divina). 

c) Il nome del demonio è “Legione”. Questo ad indicare una molteplicità di spiriti impegnati nella possessione del corpo; infatti una possessione può anche non essere frutto dell’azione di un unico demone, ma avvenire attraverso una compartecipazione di più agenti di prevaricazione.

d) I demoni, quando sono scacciati, giungono a possedere un branco di porci  (i quali nella tradizione biblica sono ritenuti animali altamente impuri). Tale accadimento vuole anche sottolineare come il momento della “liberazione” rappresenti al contempo una vittoria, ma anche un potenziale pericolo: il demonio cercherà immediatamente un nuovo corpo dove installarsi e perpetuare a questo modo la sua azione di sovversione (o in altra visione essendo ente che necessita di energie vitali, per insistere su questo piano, cercherà un altro essere vivente da parassitare). Volendo scendere in maggior dettaglio e profondità di analisi si rivela come sia necessaria l’esistenza di un simulacro (qui inteso come parvenza di un corpo da possedere) al fine di imprigionare in esso il demone o i demoni e poi procedere alla distruzione del medesimo. Questa pratica è presente, come vedremo, nell’esorcismo tibetano. Vi sono delle pratiche di esorcismo che prevedono l’utilizzo di uno specchio posto davanti all’indemoniato, in modo tale che al momento della “liberazione” il demone confuso si slanci verso lo specchio pensando di possedere un nuovo corpo. Lo specchio consacrato sarà così porta per ricacciare il demone nell’inferno (o piano dimensionale di provenienza).

I LIBRI DEI SALMI

 












domenica 5 dicembre 2021

LA RIVELAZIONE GNOSTICA

 


Possiamo definire “La Rivelazione di Adamo” e la “Parafrasi di Sem” due testi paradigmatici del modello gnostico; in essi sono presenti tutti i classici elementi che contraddistinguono lo gnosticismo, sia rispetto alla tradizione veterotestamentaria sia rispetto a quella cristiana. In entrambi gli scritti sono presenti due elementi di indubbio interesse ed indicativi del particolare ambiente che ha prodotto i testi. Il primo è l’assenza esplicita del Cristo, la narrazione – specialmente nella “Rivelazione di Adamo” – scorre tratteggiando di potenze superiori non ascrivibili al contesto cristiano, e questo lascerebbe aperta la porta all’esistenza di uno gnosticismo precedente al cristianesimo e insito all’interno della tradizione religiosa ebraica. L’altro elemento caratterizzante è rappresentato dalla presenza di interpolazioni con tradizioni mitologiche e religiose che esulano dall’abituale contesto in cui si sviluppa lo gnosticismo; abbiamo elementi afferenti la tradizione greca e romana, e nomi di potenze che non si ravvisano in altri testi gnostici. Tutto questo lascia supporre la particolarità degli ambienti che hanno espresso le due narrazioni, ambienti forse afferenti ad ebrei ellenizzati
I due testi sono frutto di una ragionata traduzione, integrata da oltre 135 note a commento e accompagnata da un saggio personale in merito alla funzione della memoria nello gnosticismo.

ATTI DI TOMMASO APOSTOLO IN TERRA D'INDIA

 



Gli Atti di Tommaso non rientra propriamente nel novero dei testi gnostici, bensì in quella ampia categoria che sono gli apocrifi del Nuovo Testamento. La distinzione, fra gnostico ed apocrifo, concerne non tanto la loro collocazione rispetto al novero dei testi sacri della religione cattolica, in quanto entrambi si trovano esterni da detto insieme, quanto piuttosto dal contenuto, in essi raccolto, e dal pubblico a cui essi sono rivolti. I testi gnostici (per citare alcuni esempi: Il Vangelo di Filippo, la Pistis Sophia, il Vangelo di Giuda e l'Apocrifo di Giovanni) si presentano con un contenuto dove il simbolismo, l'allegoria e la componente mitologica sono in netta prevalenza rispetto all'insegnamento a carattere morale e profetico. Il testo è corredato di circa un centinaio di notte a carattere esplicativo e complementare


Per maggiori informazioni segui il link qui incluso

LA GNOSI E IL MONDO ARCONTICO


I tre testi, raccolti in questo libro e corredati di ricche note esplicative, sono riconducibili a quella scuola composita che è stata denominata Barbelognostica. I barbelognostici individuavano nell’elemento femminile del divino, la cui prima espressione era la Barbelo, quell’agente di movimento, discendente ed ascendente, causa e soluzione del dramma cosmico in cui è imbrigliato l’uomo gnostico. Un uomo dalla composita formazione e terra di scontro fra Arconti, Angeli, Demoni ed Eoni che si contendono, in un’eterna lotta cosmica, le stille di pneuma disperse nella creazione demiurgica. I testi oggetto di una nuova traduzione sono: 

1. IPOSTASI DEGLI ARCONTI 
2. SULL'ORIGINE DEL MONDO 
3. IL LIBRO SEGRETO DI GIOVANNI



L’ESORCISMO: Storia, Significato, Tradizione Iniziatica e Pratica

 


L’esorcismo era una pratica che sembrava quasi dimenticata ed avvolta fra le nebbie di un passato forse frettolosamente tacciato di superstizione e ignoranza, quando negli ultimi decenni - in concomitanza con la perdita di sicurezza sociale e le ansie per un incerto futuro - essa è tornata ad affascinare la mente di molti. E’ indubbio, e lo vediamo anche in questo frangente storico, come innanzi al frantumarsi delle sicurezze sociali e alle stentoree risposte delle leadership, una parte della società volga lo sguardo a quanto rimanda ad una visione alternativa, e nondimeno meno reale o irreale a seconda dei punti di vista, di quanto proposto dalle convenzioni culturali, scientifiche e morali comunemente accettate e proposte.
Ebbene fra le varie pratiche spirituali e religiose di ogni tempo e di ogni luogo, l’esorcismo rappresenta il mezzo di contrasto, la risposta attiva, dell’uomo nei confronti della prevaricazione dell’invisibile. Attraverso questo rituale, laborioso nella sua preparazione e complicato nel suo svolgimento, un sacerdote - o un uomo timorato di Dio - comanda ai demoni di lasciare il corpo del posseduto; quale maggiore espressione della potenza e della presenza dell’invisibile, e al contempo del potere che l’uomo ha su tale mondo sovrasensibile, che questa suggestiva azione rituale che magistralmente unisce preghiere, gesti di imperio e di comando, consacrazioni e riti di bando?

INDICE
CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE
CENNI STORICI ALL’ESORCISMO
I FONDAMENTI BIBLICI DELL’ESORCISMO CATTOLICO
LA SOSTANZA DELLA POSSESSIONE
CAMBION, PATTO COL DIAVOLO, ARS GOEZIA, MESSA NERA, SATANISMO E INTEGRAZIONE
MALLEUS MALLEFICARUM
L’ESORCISMO NELLE TRADIZIONI: Qmram, Ebraismo, Islam, Buddismo, Tradizione Giapponese, Induismo, Taoismo, La Chiesa Orientale, Luteranismo
DICHIARAZIONI DI ESORCISTI
ELEMENTI SIMBOLICI
SEGNI, GESTI E REQUISITI
SCHEMA GENERALE ESORCISMO CATTOLICO
DE EXORCIZANDIS OBSESSIS A DÆMONIO
EXORCISMUS IN SATANAM ET ANGELOS APOSTATICOS
SALMO 90/91
NELLA TRADIZIONE POPOLARE E IN QUELLA INIZIATICA
CONSIDERAZIONI FINALI
APPENDICE
I. FORMULE DI ESORCISMO
II. PREGHIERE AD USO PRIVATO DEI FEDELI CHE SI TROVANO A DOVER LOTTARE CONTRO IL POTERE DELLE TENEBRE
III. PASSI DEL VANGELO IN CUI SI NOMINA IL DEMONIO
IV. CROCE DI SAN BENEDETTO
V. SANT'ANTONIO DI PADOVA
VI. SURA LXXII AL-JINN (I DÈMONI)
VII. RINUNCIA A SATANA NEL BATTESIMO ANTICO
VIII. PREGHIERA DI LEONE XIII NELLE TRE VERSIONI
IX. NORME DA OSSERVARE CON CHI VIENE ESORCIZZATO
X. ANNELIESE MICHEL E LE CONFESSIONI DEL DIAVOLO
XI. LETTERA DI J.A. RATZINGER


ELETTI COHEN: LE QUATTRO PREGHIERE DELLE SEI ORE



Il libro qui proposto non è un testo che tratta di alchimia, e neppure di cabbala e neppure di teurgia. Esso squisitamente è un piccolo compendio di esercizi spirituali, offerti come viatico giornaliero ai “minori” impegnati nel loro servizio del Culto Divino. Non comprendere questo punto, cecare di aggirarlo con considerazioni che non trovano aggancio alcuno, significa semplicemente non aver compreso la forma e l’essenza del viatico Cohen; significa semplicemente mentire a se stessi e agli altri. Indubbiamente molti ingenui e sprovveduti si lasciano suggestionare dal testo alla base delle concezioni teurgiche degli Eletti Cohen, purtroppo una lettura ragionata de «Il Trattato sulla reintegrazione degli esseri nelle loro prime proprietà, virtù e potenze spirituali e divine» dovrebbe condurre a ben più limitati e concreti orizzonti rispetto a quello di essere un dio in terra. Martinez ci ricorda come questo anelito verso una potenza essenziale perduta, a causa dell’errore e della prevaricazione, è ben arduo cimento e si snoda attraverso fasi propedeutiche.
La prima è la riconciliazione dell’uomo con il divino e la seconda è il riposo all’ombra del Culto Divino che rappresenta, sostanzialmente, la vetta ed il completamento dell’Opera. Ecco quindi come poi l’intera forma e sostanza di questo Ordine si traduca non tanto nel ricercare un vago miglioramento intellettuale o morale del fratello e neppure nei poteri o doni su questo piano, bensì in quello spirito di devoto e continuato servizio da svolgersi in guisa degli strumenti predisposti per le varie classi; fra di essi purificazione, preghiera e sottomissione alla volontà divina sono onnipresenti.

A complemento del testo sono presenti tre paragrafi inerenti:
Via Cardiaca e Via Teurgica
Invocazione ed Evocazione
Martinès de Pasqually e gli Eletti Cohen

E' possibile trovare il libro al seguente indirizzo: ELETTI COHEN: LE QUATTRO PREGHIERE DELLE SEI ORE

lunedì 30 agosto 2021

Una notte in montagna


Ho vissuto la notte appena trascorsa accampato in montagna, sulla vetta di un monte a me prossimo che domina la piana fra Lucca e Pisa. Sono giunto presso la tavola irta di pietra e dominata dalla Croce poco prima del tramonto, appena in tempo per alzare la tenda.

La difficoltà, che sempre aguzza l'ingegno e tempra il carattere, di cadenzare i giusti tempi dell’ascesa, è stata propedeutica a quella di individuare il luogo maggiormente adatto: privo di pietre, spianato e che offrisse un qualche riparo dal vento che sapevo che presto mi avrebbe fatto visita, reclamando la giusta attenzione. Il vento è quell’intermezzo che separa la Luce dalle Tenebre. Trovato il luogo, sgombrato dalle residue pietre, ripulito da rovi, ho disposto la tenda sul terreno e i sei picchetti e i due paletti hanno dato forma e sostanza al mio rifugio. Dei sassi sono stati disposti a dar rinforzo e stabilità al perimetro.

Ho poi guardato il declinare del Sole, lentamente ma inesorabilmente, verso ovest: era accompagnato dal diradarsi dei rumori della quasi assente fauna diurna. Al contempo dalla piana vedevo accendersi le prime luci: bianche file geometriche segnavano le strade, punti sulla piana le abitazioni e intermittenti bagliori le auto che sfrecciavano. 

Mi sono recato alla tenda, ho cenato con un uovo sodo, qualche galletta di riso, del tonno e poi sono entrato nella tenda, quando la notte oramai era giunta al limitare dell’accampamento. Ho chiuso le due cerniere – quella esterna e quella interna – della tenda, mi sono accomodato sul materassino, ho poggiato la testa sul guanciale gonfiabile ed ho attesa. 

Ho provato stupore nel constatare come le tenebre fossero maggiormente abitate che le ore diurne, e ho appreso come la progressione che conduce al tramonto, alla serra e dalla sera alla notte sia scandita dal risveglio e dall’azione di diversi animali. Prima il frusciare circospetto di qualche roditore a caccia di grilli, poi il sopraggiungere dei rapaci ed infine il grufolare di un cinghiale. Altri rumori erano indistinti, così nel dormiveglia ho attraversato la sera e uno spicchio di luna infondeva una tenue luce che filtrava dalla tela. 

E il mattino fu preannunciato dal silenzio di tutti gli abitanti della notte; è buffo essere svegliato dal silenzio, ma accade anche questo. 


Ho aperto la tenda, ho visto l’orologio – o meglio il Garmin, ma cosa lo dico a fare, che è altra cosa rispetto ad un orologio – e ho natato che c’erano ancora 50 minuti all’alba. L’aria era freddissima, ho approfittato per fare colazione (galletta di riso, burro, caffè caldo, marmellata) ho smontato la tenda e riposto tutto nello zaino (l’arte di fare lo zaino dovrebbe essere insegnata a tutti i bambini) e sono andato a godere dell’aurora. Ho visto ad Est il blu scuro stingersi verso più tenue tinte e la linea dell’orizzonte screziarsi a poco a poca di colori pastello. Infine è sorto il Sole, prima un puntino rosso ha fatto capolino circondato da un giallo inteso e pastoso, successivamente – sempre più grande – ha iniziato a salire. L’aria è divenuta calda, è stato un ottimo momento per gli esercizi di ricarica energetica e la preghiera interiore. Quando ormai tutto era compiuto ho iniziato la discesa, fino alla cosiddetta civiltà. Subito il rumore, la frenesia, l’inutile affaticarsi di una brulicante umanità malata nella mente e nell’animo.



lunedì 12 luglio 2021

Chiapporato il borgo fantasma (i luoghi della memoria)

 

11 Luglio 2021


Sono giunto a Chiapporato (856 metri sul livello del mare) disabitato - ma non troppo - borgo del comune montano di Camugnano (BO), le cui coordinate sono: 44,09447° N e 11,06755° E. Il gruppuscolo di case si trova sulle pendici del monte Calvi, al confine fra Emilia Romagna e Toscana. Completamente immerso nei suggestivi panorami appenninici, è possibile raggiungerlo da almeno quattro percorsi.

Provenendo dall'eremo del viandante - oggi abbandonato -la mia discesa verso Chiapporato si è svolta sul sentiero CAI 21/A.  Essendo il dislivello, fra il mio punto di partenza e quello di arrivo, di circa 300 metri e il percorso di una ragionevole estensione, ho trovato una pendenza - specie nell'immancabile risalite - decisamente significativa. Alcuni passi sono particolarmente insidiosi, causa il ghiaisco che copre alcuni tratti del sentiero e le foglie morte che si sono accumulate nei tratti maggiormente tortuosi.

Storia

Abitato fino al 2013 da solo due persone, madre e figlia, che vivevano con l'allevamento di conigli, pecore e galline, le uniche rimaste di una famiglia di pastori. Il 4 marzo 2014 il Resto del Carlino riporta la notizia della scomparsa a 88 anni di Zelia Guidoni, "unica abitante del borgo di Chiapporato". Successivamente la figlia si trasferì nel vicino paese di Castiglione dei Pepoli, lasciando così il borgo disabitato. (fonte wikipedia) 

All'interno di un'abitazione, oltre ad un giornale del 1988, ho trovato il calendario appeso dell'anno 2013, a testimonianza dell'ultimo abitante del borghetto.  Se quella fino adesso riportata è la storia asciutta di Chiapporato, vorrei adesso offrire alcune note capaci di condurci ai confini della realtà. La nostra storia ha inizio con un pastore, un uomo di montagna, che amava leggere libri di avventura. Fra tutti questi libri prediligeva "i tre moschettieri" (Les trois mousquetaires)  scritto dal francese Alexandre Dumas. Al momento della nascita del figlio - indeciso se chiamarlo Athos, Porthos e Aramis - optò per Adumas: in quanto quel misero puntino che separava l'iniziale del nome dal cognome dell'autore, era di ben misera importanza. Adumas conobbe Zelia, si sposarono ed ebbero una figlia. Dovendo andare a registrarla all'anagrafe di Castiglion dei Pepoli, su di un giornale lesse la storia del caso "Montesi" e decise che sua figlia dovesse chiamarsi Vilma. La vita di Adumas ebbe termine in una notte di tempesta e neve: quando dovendo raccogliere le bestie, trovò la morte per congelamento. Ma la nostra storia non finisce qui, anzi forse inizia adesso. Francesco Guccini giunge al paese di Chiapparoto e visitandone il cimitero rimane colpito dal nome di Adumas. Decide, assieme al giallista Loriano Macchiavelli di realizzare un romanzo - sospeso fra fantasia e realtà - dal nome Malastagione e di cui riporto alcuni passaggi: "Nel bosco di castagni che domina Casedisopra, minuscolo paese dell’Appennino tosco-emiliano, il vecchio Adùmas se ne sta appostato in attesa della preda, quando poco lontano spunta una bestia come non ne ha mai viste: un cinghiale con un piede umano tra le fauci. I paesani, convinti che il vecchio abbia alzato troppo il gomito, sono subito pronti a schernirlo… Tutti, tranne Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della forestale, che nonostante la giovane età sa bene quanti segreti possa nascondere la terra scura sotto i castagni. E poiché anche un forestale può occuparsi di delitti, quando il crimine si fa largo nei suoi territori, Poiana comincia a indagare attorno al caso del cadavere privo di un piede che forse giace in mezzo al bosco. Ma gli tocca scoprire subito che le relazioni e gli affari tra i notabili del luogo creano un groviglio di interessi più pericoloso e inestricabile di un roveto. E l’incendio che divampa nel castagneto sembra provocato ad arte per cancellare tracce importanti…"

Ed io? Nel finire di una domenica di giugno, trovandomi a camminare per i saliscendi del Monte Calvi e la Croce di Geppe, incontro un'escursionista amante della storia del luogo. Mi narra di una casa che dovrei aver trovato lungo il sentiero, di come questa sia stata recentemente acquistata da un impresario e che fosse appartenuta ad un certo Adumas. La storia mi colpisce, come tutte le storie che mi sono raccontate, e ringraziando torno sul mio sentiero. Qualche settimana dopo decido di scendere a Chiapporato e senza saperlo mi imbatto nella memoria di Adumas e della sua discendenza. Tutto acquista senso compiuto. La vita è come un anello montano, con fatica e sofferenza ti riconduce all'inizio del tuo pellegrinare e se sarai abbastanza attento troverai modo di ricomporre quel mosaico della tua e dell'altrui esistenza.







Sicuramente di enorme fascino, testimonianza di una presenza umana oggi ritirata, il borghetto presenta alcuni spunti di interesse quali: il forno del paesetto, una stufa in ghisa all'interno di un'abitazione e la chiesetta con annesso cimitero - abbandonato - annesso. La Chiesetta è stata restaurata nel 2005 e la canonica - anch'essa restaurata - è stata "occupata" o "abitata" se preferite da un simpatico quartetto di ragazzi francesi ed italiani.


Come giungere a Chiapporato: 

Chiapporato è un piccolo borgo fantasma nel comune di Camugnano. Si raggiunte, con tanta pazienza, tramite questi quattro percorsi:


1) dal Lago di Suviana, tramite il percorso praticabilissimo che si snoda da Stagno

2) dal Monte Calvi (sconsigliato) esiste una mulattiera difficilmente percorribile

3) da Fossato (comune di Vernio) sentiero CAI 21/A

4) dall'Eremo del Viandate (sentiero CAI 21/A) dislivello robusto, consigliate scarpe ed attrezzatura adeguata.


Appendice:

Intervista a Vilma Marchetti

martedì 29 giugno 2021

Il Sacro Femmineo Gnostico

 


Sono qui raccolti alcuni scritti, risalenti ai primi secoli dell’era cristiana, la cui centralità è simboleggiata dal principio femminile. E’ esso correttamente inteso ed esposto sia come l’ente che genera, nell’errore, il mondo sottostante al Pleroma e sia come elemento dinamico di ascesa, dell’umanità redenta, verso la beatitudine del Pleroma. È questo il dinamismo tipicamente presente nei modelli cosmogonici gnostici, dove la quiete è infranta dall’errore e dove la separazione viene sanata dalla conoscenza. Crinale fra questi due momenti è rappresento dalla “chiamata”, dalla rivelazione di una verità superiore, che è al contempo veicolo e forma di redenzione. Questa verità è duplice, in quanto da un lato rivela all’uomo gnostico i motivi della sua sofferenza, della sua prigionia nel mondo demiurgico, e dall’altro mostra quello stato di regalità primitiva perduta. Come vedremo negli scritti proposti la rivelazione giunge attraverso l’insegnamento “segreto”, intimo e profondo, che l’Eone Cristo impartisce ai suoi discepoli. Essi rappresentano una generazione, un tipo d’uomo, diversa da quella carnale, in quanto nei pneumatici alberga una scintilla di Spirito, sovente simboleggiato da una goccia, che è stata influsso in loro dai regni sovrastanti il mondo demiurgo. La rivelazione si articola in una serie di insegnamenti, che in un fiorire di immagini, formano la ricca trama che unisce l’uomo carnale, l’uomo pneumatico, gli arconti, il demiurgo, la Sophia, gli Eoni, i piani creati, i piani emanati, il Pleroma e la Sorgente del Tutto.

E' possibile trovare il libro al seguente indirizzo: Il Sacro Femmineo Gnostico

martedì 8 giugno 2021

un malato - reale o immaginario - è una ricchezza sociale!


Onestà interiore! Cerchiamo di essere intellettualmente e psicologicamente presenti a noi stessi. 

La storia dell'uomo ci insegna come la molla della sua "evoluzione" sia il "soddisfacimento del bisogno". Ai bisogni fondamentali (cibo, riproduzione, sicurezza da morte violenta o di stenti) si sono via via aggiunti nuovi bisogni a carattere sociale o individuale. Il passaggio da solitari raccoglitori ed occasionali cacciatori, a strutture comunitarie ed infine a società via via più "complesse" dimostra tale progressione. Oggi, nel mondo "sviluppato", il tessuto connettivo e sanguineo della società - necessariamente indifferenziata o meglio polverizzata a sommatoria di onanistici individui - è l'economia nelle sue varie forme ed articolazioni. Un tempo erano i grandi ideali che indirizzavano i popoli, oggi è più semplice orientare l'umanità attraverso lo spread, il moltiplicatore monetario e l'accesso al credito/debito. La pianificazione sociale è una questione di liquidità monetaria. E la liquidità monetaria si sorregge sui bisogni; i quali sono, oggi, sempre più labili, effimeri e artefatti, da cui consegue che i "prodotti" tesi alla loro soddisfazione sono sempre più immateriali e con un valore aggiunto non legato alla produzione, ma al percepito.

Negli ultimi decenni, abbiamo due problemi: non vi sono bisogni legati alla sfera produttiva da soddisfare e  la competizione sui costi di produzione e distribuzione hanno minato l'architettura post seconda guerra mondiale del sistema economico. 

Se osservate attentamente non abbiamo nuovi prodotti, ma in genere "innovazioni" di prodotti già esistenti; se osservate attentamente determinati prodotti hanno subito un aumento esponenziale dei prezzi al consumo. In genere questi sono beni non primari e non necessari, ma beni ad alto contenuto tecnologico (sovente made in USA o in CINA) e capaci di assorbire la liquidità e condizionare la spesa futura dei privati. Ancora possiamo osservare che identico trend è inerente all'acquisto del mattone - della casa - il quale è divenuto una leva per assorbire e condizionare le scelte di vita dei privati, delle famiglie. Le quali si ritrovano legate ad un mutuo per decenni e soggette a svalutazione - la casa non è un ATTIVO - della propria abitazione. 

Ma tutto questo è giunto al capolinea. Cosa fare allora? E' necessario inventare un nuovo "prodotto", che abbia cinque qualità. 

1. Consumatori indifferenziati, non soggetti a scelte basate su stilemi culturali, razziali, di genere o anagrafici.

2. Somministrazione ripetuta nel tempo, meglio se cadenzata in modo da poter gestire ed ottimizzare la produzione.

3. Un bisogno all'acquisto forte, e cose meglio della paura e dell'illusione che la vita si allunga?

4. Non sia replicabile dalla concorrenza, in quanto i brevetti, la conoscenza industriale e concettuale detenuta dai produttori (USA) non è ricostituibile da eventuali competitor. 

5. Imponga un rigido ordinamento e controllo sociale.

Ovviamente questo "prodotto" è in grado di ridisegnare l'economia mondiale. Vediamo l'orientamento di spesa degli Stati Nazionali condizionato dall'acquisto di questo prodotto, abbiamo la creazione di linee di distribuzione di questo prodotto, abbiamo il privilegiare determinate assunzioni nel pubblico rispetto ad altre, abbiamo l'economia privata riplasmata, abbiamo la nascita di nuove professionalità, abbiamo il diritto privato/pubblico/commerciale/e del lavoro che si uniforma alle nuove necessità, ecc...

Chissà di quale prodotto stiamo parlando? Non lo immaginate?

E' sempre bene ricordare che in una società come la nostra, un malato - reale o immaginario - genere maggior movimentazione sociale e distribuzione del reddito e creazione della ricchezza e controllo sociale di un sano. Triste verità, ma verità è!


lunedì 24 maggio 2021

“E IL LOGOS SI FECE CARNE"


 “E il Logos si fece carne" In questo testo Costant Chévillon offre una disamina dell'INNO AL LOGOS e con tratto profondo ne analizza le implicazioni filosofiche e spirituali. Costant Chévillon non era estraneo a temi e riflessioni propri della filosofia greca; questo Logos fecondo, che dona la vita, richiama la filosofia stoica ma anche il concetto di Demiurgo Platonico. Al contempo, nell’immagine delle Tenebre che cercano di sopraffare la Luce, e il non mischiarsi della seconda con le prime, riecheggia forte lo zoroastrismo, dove una precosmica lotta fra due irriducibili principi ha plasmato lo spazio, il tempo e il destino dell’uomo.

domenica 23 maggio 2021

LA PENTECOSTE

 


Veni, Sancte Spíritus, et emítte cǽlitus lucis tuæ rádium.”

Carissimi Amici e Amati Fratelli,
fra tutte le celebrazioni cristiane – le quali ricordo essere forme che raccolgono un simbolismo e una sostanza che travalica nel tempo e nello spazio la piana narrazione religiosa – quella della Pentecoste è a noi la più cara e significativa. E’ essa la più cara in quanto tramanda l'effusione dello Spirito Santo dei doni sapienziali, teurgici e terapeutici negli apostoli, in coloro che hanno vissuto e testimoniato l’insegnamento in una militante vocazione: tutto hanno abbandonato e tutto hanno sacrificato per portare la parola e quanto, ben oltre l’apparire, ivi custodito. Essa, la Pentecoste, è per noi significativa in quanto costituisce la genesi di un potere, o meglio di un novero di poteri, che infonde sostanza al cristianesimo stesso, il quale – altrimenti – altro non sarebbe che un insegnamento morale in larga parte desueto e vetusto. Per quanto concerne i nostri perimetri e la nostra prospettiva, essa ci ricorda che ogni cristiano – da non confondere questo termine con cattolico – può in ogni momento e senza intercessione alcuna di casta sacerdotale ricevere questi doni particolari. Ciò accade In forza della sua aderenza spirituale alla fonte prima; in forza del suo effettivo agire e del suo retto operare. Essa al contempo ci ricorda quella mistica unione (la catabasi dello Spirito e l’anabasi dell’Anima) tramandataci nel Nymphôn. Il Nymphôn era un sacramento gnostico, attraverso il quale l'anima dell'adepto veniva "sposata" nella camera nuziale celeste con un eone del Pleroma. In questo modo essa veniva guidata e condotta nel superamento delle insidie degli Arconti, e liberata quindi dal loro potere esercitato tramite i sensi del corpo. Possiamo sicuramente immaginare che tale pratica avvenisse all'interno di una complessa cerimonia simbolica e rituale, e fosse riservata a quei discepoli avanzati nei segreti della gnosi.
Ancora la Pentecoste ci impone di ricordare come il nostro perimetro sarebbe solamente un simulacro psichico, qualora in esso assente fosse la centralità del CULTO DIVINO e della discesa del fuoco spirituale rappresentato dal fuoco spirituale. Ecco perché in questo giorno particolare vi invito a meditare, in solitudine di animo, sulla congruità di voi stessi rispetto al sentiero intrapreso; a meditare sulla vostra reale comprensione dei pesi e delle misure che lo animano. I doni arriveranno non per tutti, ma per coloro che saranno raccolti con veri fratelli nell’attesa, nella preghiera, nella meditazione e all’ombra della riconciliazione.

Nuova Diodati: Atti 2,1-11 La discesa dello Spirito Santo 1 Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti con una sola mente nello stesso luogo. 2 E all'improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. 3 E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. 4 Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi. 5 Or a Gerusalemme dimoravano dei Giudei, uomini pii, da ogni nazione sotto il cielo. 6 Quando si fece quel suono, la folla si radunò e fu confusa, perché ciascuno di loro li udiva parlare nella sua propria lingua. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, e si dicevano l'un l'altro: «Ecco, non sono Galilei tutti questi che parlano? 8 Come mai ciascuno di noi li ode parlare nella propria lingua natìa? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia che è di fronte a Cirene e noi residenti di passaggio da Roma, Giudei e proseliti, 11 Cretesi ed Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue!».

www.martinismo.net

mercoledì 19 maggio 2021

Louis-Claude de Saint-Martin e la Via della Preghiera

 

Louis-Claude de Saint-Martin e la Via della Preghiera. Il cammino verso il Tempio Imperituro.

È ben arduo scrivere di Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), in quanto l’insegnamento che traspare dai suoi scritti è una medicina per l’anima assai indigesta per la mente dell’uomo e, soprattutto, dell’iniziato contemporaneo.

Tale discrepanza, fra la necessità di siffatto linimento e la repulsione che esso suscita in molti, è dettata fondamentalmente da due ordini di motivi. Il primo risiede nella natura squisitamente cristiana della narrazione, dei simboli, della morale e dell’insegnamento che Louis-Claude de Saint-Martin instilla, senza risparmiarsi, nei suoi scritti. Il secondo è da ricercarsi nella particolare presbiopia cognitiva che pare affliggere molti “iniziati” ed esoteristi contemporanei, i quali ricercano sempre quanto è maggiormente complicato e sottilmente artefatto, rispetto a quanto è semplice e utile per l’opera laboriosa a cui si dovrebbero sottoporre.

Ecco quindi, come pratiche quali la preghiera e la meditazione (che altro non è che una forma intensiva ed essenziale del pregare), siano considerate passive, inutili e frutto di un devozionalismo che non deve neppur sfiorare l’ombra dei loro paludamenti.

Ovviamente in ciò vi è un grande errore di metodo e di concetto. L’errore di metodo consiste nel non valutare come, necessariamente, anche il più sublime atto teurgico trovi propedeuticità nella preghiera e nella purificazione. L’errore di concetto, risiede nel considerare la preghiera un non-strumento legato al devozionalismo religioso.

Il Libro in numeri:
ISBN:
 9791280418012
Pagine: 168
Autore: Filippo Goti
Edizione: 2021
Formato: 14,8x21cm

FONTANA EDITORE

IL DEMIURGO DI RENE GUENON

 


“Le Démiurgè” è parte di una serie di articoli che, dal 1909, un giovane Guénon (1886-1951) pubblicò sotto lo pseudonimo di Palingénius sulla rivista da lui diretta “La Gnose”. E' questo un saggio che non tratta della figura del Demiurgo all’interno delle varie scuole dello gnosticismo, erroneo è il semplice ritenerlo, ma di uno scritto dove il Guénon espone la sua padronanza della metafisica orientale e, in particolare, dei testi di Adi Shankara. Adi Shankara ("colui che porta la felicità", uno degli epiteti di Shiva) fu maestro della scuola ortodossa Advaita Vedānta, commentatore delle Upanishad, del Brahma Sutra e della Bhagavad-Gita. La dottrina insegnata da Śaṅkara, conosciuta sotto l'espressione di "non dualità", cerca di indagare, percepire e comprendere il divino nella sua totalità, cercando di superare sia la dualità esistente fra osservatore ed osservato e sia quella tra Essere e Non-Essere.Il testo è qui presentato in una nuova traduzione, arricchito da numerose note esplicative e troviamo in appendice sia l’originale in francese e sia un breve saggio che tratta della figura del Demiurgo all’interno dello gnosticismo classico.

Edizioni KDP