sabato 29 ottobre 2022
ABATE JULIO: I 150 SALMI E I 44 PENTACOLI MAGICI
UOMO ENTE MAGICO E LA PRATICA INTEGRALE
Abbot Julio's legacy: the power of the Psalms
Abbot Julio's legacy: the power of the Psalms
giovedì 10 febbraio 2022
Quando la peste bubbonica colpì Ginevra nel 1530
Ma poi è successo un disastro: la peste andava spegnendosi, mentre le sovvenzioni dipendevano dal numero di pazienti. Non esisteva questione di giusto e sbagliato per il personale dell’ospedale di Ginevra nel 1530. Se la peste produce soldi, allora la peste è buona. E poi i medici si sono organizzati. All’inizio si limitavano ad avvelenare i pazienti per alzare le statistiche sulla mortalità, ma si sono presto resi conto che le statistiche non dovevano essere solo sulla mortalità, ma sulla mortalità da peste. Così cominciarono a tagliare i foruncoli dai corpi dei morti, asciugarli, macinarli in un mortaio e darli agli altri pazienti come medicina. Poi iniziarono a spargere la polvere sugli indumenti, fazzoletti e giarrettiere. Ma in qualche modo la peste continuava a diminuire. A quanto pare, i bubboni essiccati non funzionavano bene.
I medici andarono in città e di notte spargevano la polvere bubbonica sulle maniglie delle porte, selezionando quelle case dove potevano poi trarre profitto. Come scrisse un testimone oculare di questi eventi, “questo rimase nascosto per qualche tempo, ma il diavolo è più preoccupato di aumentare il numero dei peccati che di nasconderli.” In breve, uno dei medici divenne così impudente e pigro che decise di non vagare per la città di notte, ma semplicemente gettò un fascio di polvere nella folla durante il giorno. Il fetore saliva al cielo e una delle ragazze, che per un caso fortunato era uscita da poco da quell’ospedale, scoprì cosa fosse quell’odore. Il medico fu legato e messo nelle buone mani degli ‘artigiani’ competenti. Hanno cercato di ottenere più informazioni possibili da lui. Comunque, l’esecuzione è durata diversi giorni. Gli ingegnosi ippocrati venivano legati a dei pali su dei carri e portati in giro per la città. Ad ogni incrocio i carnefici usavano pinze arroventate per strappare loro pezzi di carne. Venivano poi portati sulla pubblica piazza, decapitati e squartati e i pezzi venivano portati in tutti i quartieri di Ginevra. L’unica eccezione fu il figlio del direttore dell’ospedale, che non prese parte al processo ma spifferò che sapeva come fare le pozioni e come preparare la polvere senza paura di contaminazione. Fu semplicemente decapitato ‘per impedire la diffusione del male’”.
François Bonivard, Cronache di Ginevra, secondo volume, pagine 395 – 402 –
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François Bonivard (o Bonnivard ; 1493–1570) era un nobile, ecclesiastico, storico e patriota ginevrino al tempo della Repubblica di Ginevra
mercoledì 26 gennaio 2022
L’Operatività Martinista attraverso le Dieci Preghiere del Filosofo Incognito
“La nostra preghiera potrebbe trasformarsi in un'invocazione attiva e perpetua, e invece di dire questa preghiera, potremmo eseguirla e attuarla in qualsiasi momento, preservando e guarendo continuamente noi stessi.» (Louis-Claude de Saint-Martin, Le Nouvel homme.)
Il presente testo non ha come funzione quella di offrire delle riflessioni, per quanto argute e accattivanti, attorno alle “Dieci Preghiere” del Filosofo Incognito e neppure vuole confinarsi nella ridotta del perimetro martinista, bensì ambisce ad essere un fruibile manuale di fattiva e laboriosa Opera Interiore. La quale, nella semplicità e ricchezza dello strumento proposto, è rivolta a tutti coloro che senza preconcetti e con entusiasmo anelano a prendere contatto con quella scintilla sacra che in ognuno dimora. Sarà quindi un utile viatico per quei fratelli e quelle sorelle martinisti che desiderano approfondire l’opera divulgativa del Filosofo Incognito e infonderla nella loro pratica quotidiana di arricchimento della mente e nobilitazione dell’anima. Al contempo, avendo natura pubblica, è rivolta a tutti coloro che desiderano un solido supporto tradizionale che sappia essere anche moderno e semplice strumento impegno quotidiano.
D'altronde l’essenza della pratica non risiede tanto negli strumenti impiegati e nella loro classificazione, quanto piuttosto nella comprensione di come essi debbano rappresentare un corpo operativo coeso e congruo con gli obiettivi preposti ed esposti, che nel nostro caso non afferiscono tanto ad un generico avanzamento o perfezionamento dell’uomo – sorvoliamo poi sull’assurdità del progresso dell’umanità – quanto piuttosto nel servizio del “Culto Divino”; tema questo assai caro al Filosofo Incognito e al suo maestro Martines de Pasqually e al quale a tutti gli uomini di autentico desiderio deve essere dato modo di partecipare.
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lunedì 6 dicembre 2021
L'Indemoniato dei Gerasèni
È sostanzialmente su questi pregnanti ed evocativi passi - dove al cospetto di Gesù giunge un indemoniato e l’esorcismo ha così inizio - che trova fondamento la pratica dell’esorcismo all’interno del perimetro rituale della Chiesa Cattolica. Oltre al valore probatorio, questo racconto evangelico assume particolare importanza in quanto ci offre alcuni elementi che inquadrano i segni, gli effetti e la struttura dell’esorcismo. Essi possono essere così classificati:
1. Caratteristiche dell’indemoniato:
a) Vaga solitario per luoghi desolati e dedicati alla morte. Questi luoghi erano visitati dagli antichi ebrei solamente in particolari giorni e compiendo una serie di piccoli rituali, fra cui la deposizione di una pietra sul sepolcro. L’agire dell’uomo, il suo compiere atti sacrileghi, è un chiaro indizio di possessione.
b) Rompendo le catene e i ceppi dimostra una forza sovrumana. E’ anch’essa una chiara prova di possessione: Una dimostrazione di forza eccessiva (l’energumeno).
c) È l’indemoniato che va incontro a Gesù e lo riconosce come figlio di Dio. È questa una chiara prova di possessione: Conoscere cose occulte o segrete.
d) L’indemoniato compie atti lesivi della propria integrità fisica. E’ questo un ulteriore indizio di possessione.
2. La psicologia e la necessità del demonio:
a) iniziale atteggiamento di sfida, che si manifesta nel suo cercare Gesù.
b) la supplica, il dimostrarsi umile e sofferente, affinché non sia scacciato dal corpo dell’uomo.
c) la necessità di un altro corpo dove installarsi.
3. L’esorcismo schema:
a) Reiterata richiesta imperativa di lasciare il corpo del posseduto.
b) Richiesta di conoscere il nome del Demonio. Su questo punto è interessante la riflessione conseguente: se è vero che il demonio conosceva il nome e la natura di Gesù, è altrettanto vero che Gesù non conosceva il nome del demonio. Da cui discende che Gesù, in quanto uomo, non era onnisciente (tale qualità/potere è una prerogativa divina).
c) Il nome del demonio è “Legione”. Questo ad indicare una molteplicità di spiriti impegnati nella possessione del corpo; infatti una possessione può anche non essere frutto dell’azione di un unico demone, ma avvenire attraverso una compartecipazione di più agenti di prevaricazione.
d) I demoni, quando sono scacciati, giungono a possedere un branco di porci (i quali nella tradizione biblica sono ritenuti animali altamente impuri). Tale accadimento vuole anche sottolineare come il momento della “liberazione” rappresenti al contempo una vittoria, ma anche un potenziale pericolo: il demonio cercherà immediatamente un nuovo corpo dove installarsi e perpetuare a questo modo la sua azione di sovversione (o in altra visione essendo ente che necessita di energie vitali, per insistere su questo piano, cercherà un altro essere vivente da parassitare). Volendo scendere in maggior dettaglio e profondità di analisi si rivela come sia necessaria l’esistenza di un simulacro (qui inteso come parvenza di un corpo da possedere) al fine di imprigionare in esso il demone o i demoni e poi procedere alla distruzione del medesimo. Questa pratica è presente, come vedremo, nell’esorcismo tibetano. Vi sono delle pratiche di esorcismo che prevedono l’utilizzo di uno specchio posto davanti all’indemoniato, in modo tale che al momento della “liberazione” il demone confuso si slanci verso lo specchio pensando di possedere un nuovo corpo. Lo specchio consacrato sarà così porta per ricacciare il demone nell’inferno (o piano dimensionale di provenienza).
domenica 5 dicembre 2021
LA RIVELAZIONE GNOSTICA
ATTI DI TOMMASO APOSTOLO IN TERRA D'INDIA
Gli Atti di Tommaso non rientra propriamente nel novero dei testi gnostici, bensì in quella ampia categoria che sono gli apocrifi del Nuovo Testamento. La distinzione, fra gnostico ed apocrifo, concerne non tanto la loro collocazione rispetto al novero dei testi sacri della religione cattolica, in quanto entrambi si trovano esterni da detto insieme, quanto piuttosto dal contenuto, in essi raccolto, e dal pubblico a cui essi sono rivolti. I testi gnostici (per citare alcuni esempi: Il Vangelo di Filippo, la Pistis Sophia, il Vangelo di Giuda e l'Apocrifo di Giovanni) si presentano con un contenuto dove il simbolismo, l'allegoria e la componente mitologica sono in netta prevalenza rispetto all'insegnamento a carattere morale e profetico. Il testo è corredato di circa un centinaio di notte a carattere esplicativo e complementare
LA GNOSI E IL MONDO ARCONTICO
L’ESORCISMO: Storia, Significato, Tradizione Iniziatica e Pratica
ELETTI COHEN: LE QUATTRO PREGHIERE DELLE SEI ORE
E' possibile trovare il libro al seguente indirizzo: ELETTI COHEN: LE QUATTRO PREGHIERE DELLE SEI ORE
lunedì 30 agosto 2021
Una notte in montagna
Ho vissuto la notte appena trascorsa accampato in montagna, sulla vetta di un monte a me prossimo che domina la piana fra Lucca e Pisa. Sono giunto presso la tavola irta di pietra e dominata dalla Croce poco prima del tramonto, appena in tempo per alzare la tenda.
La difficoltà, che sempre aguzza l'ingegno e tempra il carattere, di cadenzare i giusti tempi dell’ascesa, è stata propedeutica a quella di individuare il luogo maggiormente adatto: privo di pietre, spianato e che offrisse un qualche riparo dal vento che sapevo che presto mi avrebbe fatto visita, reclamando la giusta attenzione. Il vento è quell’intermezzo che separa la Luce dalle Tenebre. Trovato il luogo, sgombrato dalle residue pietre, ripulito da rovi, ho disposto la tenda sul terreno e i sei picchetti e i due paletti hanno dato forma e sostanza al mio rifugio. Dei sassi sono stati disposti a dar rinforzo e stabilità al perimetro.
Ho poi guardato il declinare del Sole, lentamente ma inesorabilmente, verso ovest: era accompagnato dal diradarsi dei rumori della quasi assente fauna diurna. Al contempo dalla piana vedevo accendersi le prime luci: bianche file geometriche segnavano le strade, punti sulla piana le abitazioni e intermittenti bagliori le auto che sfrecciavano.
Mi sono recato alla tenda, ho cenato con un uovo sodo, qualche galletta di riso, del tonno e poi sono entrato nella tenda, quando la notte oramai era giunta al limitare dell’accampamento. Ho chiuso le due cerniere – quella esterna e quella interna – della tenda, mi sono accomodato sul materassino, ho poggiato la testa sul guanciale gonfiabile ed ho attesa.
Ho provato stupore nel constatare come le tenebre fossero maggiormente abitate che le ore diurne, e ho appreso come la progressione che conduce al tramonto, alla serra e dalla sera alla notte sia scandita dal risveglio e dall’azione di diversi animali. Prima il frusciare circospetto di qualche roditore a caccia di grilli, poi il sopraggiungere dei rapaci ed infine il grufolare di un cinghiale. Altri rumori erano indistinti, così nel dormiveglia ho attraversato la sera e uno spicchio di luna infondeva una tenue luce che filtrava dalla tela.
E il mattino fu preannunciato dal silenzio di tutti gli abitanti della notte; è buffo essere svegliato dal silenzio, ma accade anche questo.
Ho aperto la tenda, ho visto l’orologio – o meglio il Garmin, ma cosa lo dico a fare, che è altra cosa rispetto ad un orologio – e ho natato che c’erano ancora 50 minuti all’alba. L’aria era freddissima, ho approfittato per fare colazione (galletta di riso, burro, caffè caldo, marmellata) ho smontato la tenda e riposto tutto nello zaino (l’arte di fare lo zaino dovrebbe essere insegnata a tutti i bambini) e sono andato a godere dell’aurora. Ho visto ad Est il blu scuro stingersi verso più tenue tinte e la linea dell’orizzonte screziarsi a poco a poca di colori pastello. Infine è sorto il Sole, prima un puntino rosso ha fatto capolino circondato da un giallo inteso e pastoso, successivamente – sempre più grande – ha iniziato a salire. L’aria è divenuta calda, è stato un ottimo momento per gli esercizi di ricarica energetica e la preghiera interiore. Quando ormai tutto era compiuto ho iniziato la discesa, fino alla cosiddetta civiltà. Subito il rumore, la frenesia, l’inutile affaticarsi di una brulicante umanità malata nella mente e nell’animo.
lunedì 12 luglio 2021
Chiapporato il borgo fantasma (i luoghi della memoria)
11 Luglio 2021
Sono giunto a Chiapporato (856 metri sul livello del mare) disabitato - ma non troppo - borgo del comune montano di Camugnano (BO), le cui coordinate sono: 44,09447° N e 11,06755° E. Il gruppuscolo di case si trova sulle pendici del monte Calvi, al confine fra Emilia Romagna e Toscana. Completamente immerso nei suggestivi panorami appenninici, è possibile raggiungerlo da almeno quattro percorsi.
Provenendo dall'eremo del viandante - oggi abbandonato -la mia discesa verso Chiapporato si è svolta sul sentiero CAI 21/A. Essendo il dislivello, fra il mio punto di partenza e quello di arrivo, di circa 300 metri e il percorso di una ragionevole estensione, ho trovato una pendenza - specie nell'immancabile risalite - decisamente significativa. Alcuni passi sono particolarmente insidiosi, causa il ghiaisco che copre alcuni tratti del sentiero e le foglie morte che si sono accumulate nei tratti maggiormente tortuosi.
Storia
Abitato fino al 2013 da solo due persone, madre e figlia, che vivevano con l'allevamento di conigli, pecore e galline, le uniche rimaste di una famiglia di pastori. Il 4 marzo 2014 il Resto del Carlino riporta la notizia della scomparsa a 88 anni di Zelia Guidoni, "unica abitante del borgo di Chiapporato". Successivamente la figlia si trasferì nel vicino paese di Castiglione dei Pepoli, lasciando così il borgo disabitato. (fonte wikipedia)
All'interno di un'abitazione, oltre ad un giornale del 1988, ho trovato il calendario appeso dell'anno 2013, a testimonianza dell'ultimo abitante del borghetto. Se quella fino adesso riportata è la storia asciutta di Chiapporato, vorrei adesso offrire alcune note capaci di condurci ai confini della realtà. La nostra storia ha inizio con un pastore, un uomo di montagna, che amava leggere libri di avventura. Fra tutti questi libri prediligeva "i tre moschettieri" (Les trois mousquetaires) scritto dal francese Alexandre Dumas. Al momento della nascita del figlio - indeciso se chiamarlo Athos, Porthos e Aramis - optò per Adumas: in quanto quel misero puntino che separava l'iniziale del nome dal cognome dell'autore, era di ben misera importanza. Adumas conobbe Zelia, si sposarono ed ebbero una figlia. Dovendo andare a registrarla all'anagrafe di Castiglion dei Pepoli, su di un giornale lesse la storia del caso "Montesi" e decise che sua figlia dovesse chiamarsi Vilma. La vita di Adumas ebbe termine in una notte di tempesta e neve: quando dovendo raccogliere le bestie, trovò la morte per congelamento. Ma la nostra storia non finisce qui, anzi forse inizia adesso. Francesco Guccini giunge al paese di Chiapparoto e visitandone il cimitero rimane colpito dal nome di Adumas. Decide, assieme al giallista Loriano Macchiavelli di realizzare un romanzo - sospeso fra fantasia e realtà - dal nome Malastagione e di cui riporto alcuni passaggi: "Nel bosco di castagni che domina Casedisopra, minuscolo paese dell’Appennino tosco-emiliano, il vecchio Adùmas se ne sta appostato in attesa della preda, quando poco lontano spunta una bestia come non ne ha mai viste: un cinghiale con un piede umano tra le fauci. I paesani, convinti che il vecchio abbia alzato troppo il gomito, sono subito pronti a schernirlo… Tutti, tranne Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della forestale, che nonostante la giovane età sa bene quanti segreti possa nascondere la terra scura sotto i castagni. E poiché anche un forestale può occuparsi di delitti, quando il crimine si fa largo nei suoi territori, Poiana comincia a indagare attorno al caso del cadavere privo di un piede che forse giace in mezzo al bosco. Ma gli tocca scoprire subito che le relazioni e gli affari tra i notabili del luogo creano un groviglio di interessi più pericoloso e inestricabile di un roveto. E l’incendio che divampa nel castagneto sembra provocato ad arte per cancellare tracce importanti…"
Ed io? Nel finire di una domenica di giugno, trovandomi a camminare per i saliscendi del Monte Calvi e la Croce di Geppe, incontro un'escursionista amante della storia del luogo. Mi narra di una casa che dovrei aver trovato lungo il sentiero, di come questa sia stata recentemente acquistata da un impresario e che fosse appartenuta ad un certo Adumas. La storia mi colpisce, come tutte le storie che mi sono raccontate, e ringraziando torno sul mio sentiero. Qualche settimana dopo decido di scendere a Chiapporato e senza saperlo mi imbatto nella memoria di Adumas e della sua discendenza. Tutto acquista senso compiuto. La vita è come un anello montano, con fatica e sofferenza ti riconduce all'inizio del tuo pellegrinare e se sarai abbastanza attento troverai modo di ricomporre quel mosaico della tua e dell'altrui esistenza.
Sicuramente di enorme fascino, testimonianza di una presenza umana oggi ritirata, il borghetto presenta alcuni spunti di interesse quali: il forno del paesetto, una stufa in ghisa all'interno di un'abitazione e la chiesetta con annesso cimitero - abbandonato - annesso. La Chiesetta è stata restaurata nel 2005 e la canonica - anch'essa restaurata - è stata "occupata" o "abitata" se preferite da un simpatico quartetto di ragazzi francesi ed italiani.
Come giungere a Chiapporato:
Chiapporato è un piccolo borgo fantasma nel comune di Camugnano. Si raggiunte, con tanta pazienza, tramite questi quattro percorsi:
1) dal Lago di Suviana, tramite il percorso praticabilissimo che si snoda da Stagno
2) dal Monte Calvi (sconsigliato) esiste una mulattiera difficilmente percorribile
3) da Fossato (comune di Vernio) sentiero CAI 21/A
4) dall'Eremo del Viandate (sentiero CAI 21/A) dislivello robusto, consigliate scarpe ed attrezzatura adeguata.
martedì 29 giugno 2021
Il Sacro Femmineo Gnostico
Sono qui raccolti alcuni scritti, risalenti ai primi secoli dell’era cristiana, la cui centralità è simboleggiata dal principio femminile. E’ esso correttamente inteso ed esposto sia come l’ente che genera, nell’errore, il mondo sottostante al Pleroma e sia come elemento dinamico di ascesa, dell’umanità redenta, verso la beatitudine del Pleroma. È questo il dinamismo tipicamente presente nei modelli cosmogonici gnostici, dove la quiete è infranta dall’errore e dove la separazione viene sanata dalla conoscenza. Crinale fra questi due momenti è rappresento dalla “chiamata”, dalla rivelazione di una verità superiore, che è al contempo veicolo e forma di redenzione. Questa verità è duplice, in quanto da un lato rivela all’uomo gnostico i motivi della sua sofferenza, della sua prigionia nel mondo demiurgico, e dall’altro mostra quello stato di regalità primitiva perduta. Come vedremo negli scritti proposti la rivelazione giunge attraverso l’insegnamento “segreto”, intimo e profondo, che l’Eone Cristo impartisce ai suoi discepoli. Essi rappresentano una generazione, un tipo d’uomo, diversa da quella carnale, in quanto nei pneumatici alberga una scintilla di Spirito, sovente simboleggiato da una goccia, che è stata influsso in loro dai regni sovrastanti il mondo demiurgo. La rivelazione si articola in una serie di insegnamenti, che in un fiorire di immagini, formano la ricca trama che unisce l’uomo carnale, l’uomo pneumatico, gli arconti, il demiurgo, la Sophia, gli Eoni, i piani creati, i piani emanati, il Pleroma e la Sorgente del Tutto.
E' possibile trovare il libro al seguente indirizzo: Il Sacro Femmineo Gnostico
martedì 8 giugno 2021
un malato - reale o immaginario - è una ricchezza sociale!
Onestà interiore! Cerchiamo di essere intellettualmente e psicologicamente presenti a noi stessi.
La storia dell'uomo ci insegna come la molla della sua "evoluzione" sia il "soddisfacimento del bisogno". Ai bisogni fondamentali (cibo, riproduzione, sicurezza da morte violenta o di stenti) si sono via via aggiunti nuovi bisogni a carattere sociale o individuale. Il passaggio da solitari raccoglitori ed occasionali cacciatori, a strutture comunitarie ed infine a società via via più "complesse" dimostra tale progressione. Oggi, nel mondo "sviluppato", il tessuto connettivo e sanguineo della società - necessariamente indifferenziata o meglio polverizzata a sommatoria di onanistici individui - è l'economia nelle sue varie forme ed articolazioni. Un tempo erano i grandi ideali che indirizzavano i popoli, oggi è più semplice orientare l'umanità attraverso lo spread, il moltiplicatore monetario e l'accesso al credito/debito. La pianificazione sociale è una questione di liquidità monetaria. E la liquidità monetaria si sorregge sui bisogni; i quali sono, oggi, sempre più labili, effimeri e artefatti, da cui consegue che i "prodotti" tesi alla loro soddisfazione sono sempre più immateriali e con un valore aggiunto non legato alla produzione, ma al percepito.
Negli ultimi decenni, abbiamo due problemi: non vi sono bisogni legati alla sfera produttiva da soddisfare e la competizione sui costi di produzione e distribuzione hanno minato l'architettura post seconda guerra mondiale del sistema economico.
Se osservate attentamente non abbiamo nuovi prodotti, ma in genere "innovazioni" di prodotti già esistenti; se osservate attentamente determinati prodotti hanno subito un aumento esponenziale dei prezzi al consumo. In genere questi sono beni non primari e non necessari, ma beni ad alto contenuto tecnologico (sovente made in USA o in CINA) e capaci di assorbire la liquidità e condizionare la spesa futura dei privati. Ancora possiamo osservare che identico trend è inerente all'acquisto del mattone - della casa - il quale è divenuto una leva per assorbire e condizionare le scelte di vita dei privati, delle famiglie. Le quali si ritrovano legate ad un mutuo per decenni e soggette a svalutazione - la casa non è un ATTIVO - della propria abitazione.
Ma tutto questo è giunto al capolinea. Cosa fare allora? E' necessario inventare un nuovo "prodotto", che abbia cinque qualità.
1. Consumatori indifferenziati, non soggetti a scelte basate su stilemi culturali, razziali, di genere o anagrafici.
2. Somministrazione ripetuta nel tempo, meglio se cadenzata in modo da poter gestire ed ottimizzare la produzione.
3. Un bisogno all'acquisto forte, e cose meglio della paura e dell'illusione che la vita si allunga?
4. Non sia replicabile dalla concorrenza, in quanto i brevetti, la conoscenza industriale e concettuale detenuta dai produttori (USA) non è ricostituibile da eventuali competitor.
5. Imponga un rigido ordinamento e controllo sociale.
Ovviamente questo "prodotto" è in grado di ridisegnare l'economia mondiale. Vediamo l'orientamento di spesa degli Stati Nazionali condizionato dall'acquisto di questo prodotto, abbiamo la creazione di linee di distribuzione di questo prodotto, abbiamo il privilegiare determinate assunzioni nel pubblico rispetto ad altre, abbiamo l'economia privata riplasmata, abbiamo la nascita di nuove professionalità, abbiamo il diritto privato/pubblico/commerciale/e del lavoro che si uniforma alle nuove necessità, ecc...
Chissà di quale prodotto stiamo parlando? Non lo immaginate?
E' sempre bene ricordare che in una società come la nostra, un malato - reale o immaginario - genere maggior movimentazione sociale e distribuzione del reddito e creazione della ricchezza e controllo sociale di un sano. Triste verità, ma verità è!
lunedì 24 maggio 2021
“E IL LOGOS SI FECE CARNE"
domenica 23 maggio 2021
LA PENTECOSTE
mercoledì 19 maggio 2021
Louis-Claude de Saint-Martin e la Via della Preghiera
Louis-Claude de Saint-Martin e la Via della Preghiera. Il cammino verso il Tempio Imperituro.
È ben arduo scrivere di Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), in quanto l’insegnamento che traspare dai suoi scritti è una medicina per l’anima assai indigesta per la mente dell’uomo e, soprattutto, dell’iniziato contemporaneo.
Tale discrepanza, fra la necessità di siffatto linimento e la repulsione che esso suscita in molti, è dettata fondamentalmente da due ordini di motivi. Il primo risiede nella natura squisitamente cristiana della narrazione, dei simboli, della morale e dell’insegnamento che Louis-Claude de Saint-Martin instilla, senza risparmiarsi, nei suoi scritti. Il secondo è da ricercarsi nella particolare presbiopia cognitiva che pare affliggere molti “iniziati” ed esoteristi contemporanei, i quali ricercano sempre quanto è maggiormente complicato e sottilmente artefatto, rispetto a quanto è semplice e utile per l’opera laboriosa a cui si dovrebbero sottoporre.
Ecco quindi, come pratiche quali la preghiera e la meditazione (che altro non è che una forma intensiva ed essenziale del pregare), siano considerate passive, inutili e frutto di un devozionalismo che non deve neppur sfiorare l’ombra dei loro paludamenti.
Ovviamente in ciò vi è un grande errore di metodo e di concetto. L’errore di metodo consiste nel non valutare come, necessariamente, anche il più sublime atto teurgico trovi propedeuticità nella preghiera e nella purificazione. L’errore di concetto, risiede nel considerare la preghiera un non-strumento legato al devozionalismo religioso.
Il Libro in numeri:
ISBN: 9791280418012
Pagine: 168
Autore: Filippo Goti
Edizione: 2021
Formato: 14,8x21cm
IL DEMIURGO DI RENE GUENON
“Le Démiurgè” è parte di una serie di articoli che, dal 1909, un giovane Guénon (1886-1951) pubblicò sotto lo pseudonimo di Palingénius sulla rivista da lui diretta “La Gnose”. E' questo un saggio che non tratta della figura del Demiurgo all’interno delle varie scuole dello gnosticismo, erroneo è il semplice ritenerlo, ma di uno scritto dove il Guénon espone la sua padronanza della metafisica orientale e, in particolare, dei testi di Adi Shankara. Adi Shankara ("colui che porta la felicità", uno degli epiteti di Shiva) fu maestro della scuola ortodossa Advaita Vedānta, commentatore delle Upanishad, del Brahma Sutra e della Bhagavad-Gita. La dottrina insegnata da Śaṅkara, conosciuta sotto l'espressione di "non dualità", cerca di indagare, percepire e comprendere il divino nella sua totalità, cercando di superare sia la dualità esistente fra osservatore ed osservato e sia quella tra Essere e Non-Essere.Il testo è qui presentato in una nuova traduzione, arricchito da numerose note esplicative e troviamo in appendice sia l’originale in francese e sia un breve saggio che tratta della figura del Demiurgo all’interno dello gnosticismo classico.

















