martedì 14 maggio 2013

Una scuola iniziatica tradizionale


Una scuola iniziatica tradizionale non ha la pretesa di fornire insegnamenti a carattere morale, e neppure di indicare ai propri allievi quale deve essere la loro condotta di vita. In quanto una scuola iniziatica tradizionale non trae la propria legittimazione attraverso l'adeguarsi delle persone ai propri precetti, ma semplicemente nella perpetuazione la costante riproposizione della Gnosi che essa incarna, e degli strumenti d'opera per conseguirla.

Le persone che si raccolgono attorno ad essa, sono persone che anelano la conoscenza a prescindere del bene o del male che deriverà da questa loro pretesa. Non sono persone in fuga dalla vita, dalle frustrazioni del quotidiano, dal fallimento delle proprie ambizioni, o dal desiderio di una nuova socializzazione. Bensì una persona che mette in gioco se stessa, che decide di abbracciare una prospettiva che trova la propria cagione d'essere in una catena di insegnamenti giammai interrotta, e che non si presta ai voli pindarici della fantasia, o che è ostaggio dell'ego di presunti maestri o innovatori.

L'insegnamento tradizionale obbliga colui che riconosce l'onere e non l'onore del ruolo di maestro, a non alterare la forma e il contenuto di ciò che trasmette. Disciplinando la propria natura umana, e riducendo gli spazi in cui il proprio ego pretende di apparire, di imporre la propria vanità tramite innovazioni, quando non vere e proprie invenzioni sul messaggio da trasmettere.

 Vi è molto da diffidare nei confronti di quei maestri che pretendono di suggerire costantemente il comportarsi degli allievi nel corso della vita, svolgendo così il ruolo di padre, amico, fratello, amante, e legandoli non ad una giusta corrispondenza spirituale, ma bensì a dinamiche emotive e psicologiche: viziose e mortifere.

 "All'interno di una scuola iniziatica tradizionale non sono date risposte alla mente dell'allievo, ma sono forniti gli strumenti attraverso cui l'allievo troverà le giuste domande a cui rispondere."

venerdì 10 maggio 2013

Uomo, Ente Magico




Uomo, Ente Magico
12, 13,14 Luglio 2013
Programma dei lavori



Meditazione sul Respiro - Visualizzazione - Meditazione Simbolica- Invocazione - Evocazione - Lavoro sulle Parole di Potere

coordinatore dei lavori Filippo Goti
 
Presso agriturismo Cooperativa Dulcamara in località Settefonti, a circa 15 km da Bologna, all'interno del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell'Abbadessa.

www.fuocosacro.com


mercoledì 8 maggio 2013

Emersioni Simboliche - di Filippo Goti


1. Introduzione
Torniamo in questo lavoro a parlare delle emersioni simboliche.
Prima di procedere oltre è bene ricapitolare cosa mai intendiamo per simbolo onde evitare spiacevoli fraintendimenti che potrebbero inficiare la comprensione del presente lavoro.
Anticamente al momento della stipulazione di un contratto o di un patto di i due contraenti spezzavano un anello o una tessera di terracotta, ed ognuno di esse ne conservava una metà. La perfetta componibilità delle due parti nella forma originaria garantiva l'esigibilità del corrispettivo pattuito, o il mantenimento dell’impegno concordato. Lo messaggero, che doveva consegnare un importante messaggio, era munito della metà di una qualche oggetto, che poteva essere ricomposto solamente con la parte in possesso del destinatario della missiva, in modo da garantirne l'autenticità del messaggio e lealtà del messaggero.
Ponendo la nostra attenzione sull’etimo della parola simbolo, vediamo come questa affonda le proprie radici nel greco antico Σύμβολον dalle radici σύμ- (sym-, "insieme") e βολή (bolḗ, "lancio"). Donando quindi non solo l’idea di una ricomposizione, che al contempo è anche ciò che segue ad una scomposizione, ma anche di un aspetto dinamico, di una volontà di azione, in un senso o nell’altro senso, immancabile al fine di rivelare o occultare il Simbolo.
Ciò che ulteriormente preme osservare, in questa fase introduttiva, è la differenza che sussiste fra segno e simbolo, dove il primo rappresenta una flusso informativo dialettico-razionale, mentre il secondo trascende questo aspetto andando ad impattare nel profondo la nostra coscienza con un richiamo di informazioni largamente personali e soggettive.
Pensiamo come esempio ad un cartello stradale o ad un divieto, il concetto racchiuso nel segno è latore di un novero di informazioni quanto più oggettive ed immediatamente riconoscibili dalla nostra sfera logica. Pensiamo adesso all’immagine di Adamo ed Eva, dell’albero e del serpente che offre la mela, siamo qui innanzi ad una mole di informazioni, ad un flusso impetuoso di stimoli che oltre la sfera logica, colpiscono l’emozionale, associandosi ad una moltitudine di componenti basilari della nostra educazione, formazione, identità di essere. Siamo quindi in presenza sempre e comunque di segni grafici, ma con una valenza profondamente diversa. Si potrebbe obiettare che un’immagine non è un simbolo, ma bisognerebbe chiedere a colui che propugna tale affermazione per quale motivo non lo è, o non lo dovrebbe essere; tenuto conto della definizione che abbiamo dato di simbolo.
Riassumendo, e terminando, questa breve panoramica introduttiva, è bene sempre ricordare come il Simbolo nasce dall’interazione di almeno due elementi, precedentemente facenti parti di un’unica forma, e di una volontà di ricongiunzione dei medesimi. E’ su questo duplice presupposto che andremo adesso a narrare di quei particolari fenomeni, che devono essere sempre incessantemente ricercati dall’argonauta dello spirito, e che noi chiameremo Emersioni Simboliche.
2. Delimitazione del Concetto
In genere l’arte del simbolo è da molti praticata come la continua ed infinita ricerca di significati da attribuire a quello o a quell’altro segno. Un associare continuo di pensieri e concetti, ad un segno grafico, operando così all’opposto di quanto tale arte dovrebbe correttamente intendere. In quanto non è l’uomo dall’esterno ad attribuire informazione al simbolo, ma è il simbolo dal proprio interno a portare informazione, quando non una vera e propria formazione. Decenni di pratica individuale e di gruppo, mi hanno portato a considerare come spesso la massa di nozioni precedentemente acquisite, determini un soffocamento di ogni spontanea emersione del significato di un simbolo. Il quale è portatore, in un dato momento, di uno e solo un significato, e non di una molteplicità di attribuzioni posticce, e questo proprio perché, a differenza del segno, il simbolo non opera a livello dialettico razionale, ma intuitivo irrazionale. Prendiamo a tale esempio il simbolo della croce, esso può rappresentare la suddivisione dello spazio, il movimento, la fissazione, l’incontro fra l’elemento spirituale e materiale; ma in un dato momento della vita del ricercatore esso potrà assumere solamente un significato sostanziale, in quanto uno e solo uno è il livello dell’essere del ricercatore.
E’ giunto adesso il momento di delimitare il concetto stesso di Emersione Simbolica. Ove intendiamo quelle manifestazioni, dalle profondità del nostro essere, di simboli ed immagini a livello cosciente. Possiamo vedere le profondità del nostro essere come la sfera inconscia, e le immagini e i simboli che affiorano a livello conscio come l’emersione di materiale psichico precedentemente rimosso, o preesistente e fino a quel momento non raccolto dalla nostra sfera conscia.
In questa prospettiva non solo il concetto di Simbolo ha piena applicazione, ma trova in tale campo di indagine la propria ragion d’essere, la sostanziale coincidenza fra ciò che si intende e ciò che è in quanto tale. Rappresentando la sfera conscia e la sfera inconscia le due parti originariamente unite ed adesso scisse, l’emersione simbolica ha la duplice valenza di un ponte frattale che le unisce, e al contempo rappresenta una dinamica insorgenza di volontà, di attestazione di esistenza. ( Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre trovano visione completa dell’uno nell’altra, e dell’altra nell’uno, attraverso l’affioramento del serpente dalle profondità della terra che offre loro la possibilità di nutrirsi della mela.) Queste due sfere, conscio ed inconscio, risultano separate da una sorta di diaframma, fino a quando la volontà dell’uomo non si interroga sul perché dei propri agiti, o non si sofferma a osservare, prima, e riflettere, poi, su elementi che non provengono dai soliti processi relazionali, ma affondano in un qualcosa di più profondo. In genere tendiamo a non porre ad essi attenzione, non comprendendo che la nostra natura non è la sfera cosciente, ma la complessità della nostra struttura psichica, e che l’inconscio non è certo la pattumiera di quanto non ci è utile, ma solamente un gemello che ci rifiutiamo di accettare compiutamente.
Bisognerebbe chiedersi quale debba essere la linea di azione dell’esoterista, dello spiritualista, del metafisico, o del mistico ?! Apprendere decontestualizzate asserzioni attorno alla natura del mondo, così come riportate da altri, sprofondando così in un misto di ingenuo devozionalismo e grossolana ignoranza, oppure interrogarsi attorno al reale significato dello scibile ermetico e gnostico ? Continuare a mirare il dito, oppure volgere finalmente lo sguardo verso la Luna ?! Ed ancora è mai possibile pretendere di guidare gli elementi del cosmo, professarsi sacerdoti del sacro, quando non si governa il proprio agire e non si conosce la nostra natura ?! Non vi è altro titanismo che la ricerca interiore, e l’affrontare quella folla di demoni ed angeli, divinità e bestialità che si celano nel profondo del nostro animo. E’ nello scomposto labirinto di elementi rimossi e preesistenti, che come un novello Teseo dobbiamo ricercare noi stessi, fino a scoprire cosa nasconde realmente l’ultima svolta del cunicolo. Sfortunatamente si preferisce più parlare delle cose di Dio e delle Natura, piuttosto che cercare attivamente risposte sulla nostra anima.
Non solo l’erudizione senza opera è errore, ma lo è altrettanto il ritenere che quanto giunge al termine di una pratica sia il frutto di una manifestazione divina, o di un’irruzione su questo piano di elementi spirituali, in quanto ciò continua ad alimentare l’illusione che vi sia qualcosa di esterno a cui chiedere un dono, una manifestazione. Mentre è invece utile considerare quelle immagini danzanti oltre al cerchio, quelle movenze di intelletto durante la meditazione, affioramenti dal profondo, il frutto di un sommovimento interiore che lascia emergere quanto fino a quel momento era celato negli abissi. In tale ottica la pratica è quell’utile strumento che calandosi nelle profondità del nostro inconscio, come una rete ne raccoglie i frutti, oppure come trivella che perfora la crosta della terra lascia sgorgare i corsi d’acqua fino a quel momento celati.
Ecco quindi che riuscendo ad innalzare il tono del rituale, uscendo dalla semplice meccanica dello stesso, mostrando vigilanza durante il sonno, ponendo attenzione alle sensazioni maturate durante l’atto sessuale, abbiamo l’opportunità di raccogliere l’espressione più immediata, anche se parziale, della nostra psiche. Quanto detto non deve suggerire che solamente in queste fasi dalle profondità della nostra psiche emergono elementi simbolici, ma solamente che in queste fasi la nostra attenzione, è in grado di cogliere e trattenere tali elementi, in modo che successivamente in modo proficuo potremo analizzarli.
Invero queste emersioni sono costanti, solamente è raro che la nostra vigilanza, se non volontariamente sollecitata, è in grado di coglierle, e di conseguenza così come sono emerse, così tornano ad immergersi. Alla stregua di quei racconti che narrano di isole che periodicamente si innalzano dalle profondità dell'oceano, salvo poi inabissarsi nuovamente lasciando sgomenti i marinai presenti a tale evento.
Questa similitudine coglie molto il senso di quanto stiamo trattando. L'oceano rappresenta sia quella superficie che permettendo la navigazione pone in contatto isole e continenti (le varie porzioni della nostra psiche), ma che nasconde nelle sue profondità terre dalle forme sconosciute, mostri marini, simboleggiando quindi quanto vi è di ignoto ed antico: Come ignote ed antiche sono le origini della vita e della coscienza. L'emersione della terra è il disvelamento di quanto fino a poco prima era nascosto, e il marinaio che con stupore osserva il fenomeno è l’io cosciente che specchiandosi scopre un particolare dell'intera natura psichica che fino a quel momento era sconosciuta. Nel caso in cui esso riesca a trattenere il nuovo elemento questi viene assimilato, tramite un processo di integrazione, che inevitabilmente comporta una modificazione di quanto era in precedenza.
Non è questo il luogo e il momento ove discorrere se tenuto conto di quanto l'elemento psichico rimosso sia sovrastante dell'elemento integrato, o altrimenti di quanto il nostro inconscio sia maggiormente esteso del nostro conscio, sia il caso di procedere ad una lenta emersione integrazione del primo, oppure ad una rapida immersione del secondo. Anche se invito ognuno di noi a dedicarsi a tale riflessione, in quanto che valore ha la nostra vita se non persegue un cammino di continua presa di coscienza, ed identità?
E' però sicuramente deprecabile la preventiva ostilità che molte realtà che si definiscono iniziatiche hanno nei confronti di questi elementi occultati del nostro essere, dimentiche che ogni palazzo deve pur sorgere sulle delle fondamenta, e al contempo ogni costruzione deve tener conto delle particolarità del terreno su cui sorge, onde evitare crolli improvvisi, o che si abbatta il fulmine divino sulla nostra torre.
La pratica esoterica sia essa ascrivibile alla meditazione simbolica, o al sogno consapevole, o a quelle pratiche di operatività sessuale, non ha valore in quanto tale, ma in quanto strumento di esplorazione. Così come la nave non era il fine degli argonauti, ma solamente un mezzo di trasporto.
In genere tutta l'operatività ha come finalità quella di intensificare i momenti in cui "qualcosa accade", sia quella di renderci vigili rispetto ad essi. Pensiamo a tal caso agli esperimenti in laboratorio, dove il risultato non sono gli elementi che verranno mescolati, ma quanto da essi di nuovo scaturisce, e al contempo la necessaria attenzione, perizia, e genialità, del tecnico a tale opera preposto.
3. Prospettiva di Lavoro
Il monito "Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l'universo e gli Dei" (Γνῶθι σαυτόν, gnôthi sautón), iscritto sul tempio dell'Oracolo di Delfi , non lascia dubbi possibili su dove debba dirigersi l’azione conoscitiva umana, solamente chi ha le chiavi della conoscenza interiore, potrà conoscere i segreti dell’universo e del divino. In quanto tutto ciò che deve essere conosciuto trova le proprie radici nell’animo umano. Risulta ben chiaro che in questa prospettiva, il lavoro che si chiede di compiere è rivolto verso l’interno dell’uomo, e non verso l’esterno. Un lavoro scevro di considerazioni etiche e morali, privo di qualsiasi illusione attorno all’intervento divino, non legato a dinamiche proiettive, non condizionato da assiomi e postulati, ma dove ognuno degli strumenti che l’arte esoterica ci pone e propone deve essere impiegato alla ricerca della verità interiore, la verità su noi stessi.
Ecco quindi come attraverso la pratica della retrospezione giornaliera (il ripercorrere a fine giornata gli elementi salienti della nostra attività), dell’introspezione (il verificare cosa questi elementi hanno determinato a livello emotivo, o da cosa essi stessi sono stati determinati), porta ad allenare la nostra capacità di attenzione e di ascolto verso quelle istanze interiori, che fin troppo spesso trascuriamo. Fornendo anche utili elementi su quelli che sono i nostri dinamismi, e le risposte degli elementi costituenti la nostra psiche alle varie sollecitazioni.
Quanto sopra, di cui potete trovare liberamente traccia con semplici ricerche, altro non rappresenta che un lavoro preparatorio, una prima esplorazione della nostra natura, in quanto raccoglie ed indaga fenomeni e sintomi del nostro agire quotidiano frutto di agiti interiori.
Un lavoro propedeutico e deduttivo, rispetto a quanto dobbiamo riservare, della nostra pratica, nell’andare a ricercare quelle emersioni di cui abbiamo trattato. In quanto esse non risultano filtrate dal mondo fenomenico, e neppure tradotte attraverso il linguaggio della ragione, o dei sentimenti, o delle sensazioni, ma frutto della reale espressione comunicativa delle nostre componenti psichiche, se non una diretta emanazione delle stesse. Fornendoci così delle chiavi di lettura, e chiavi di opera interiore, capaci di modificare il nostro stesso sistema percettivo-cognitivo.
Questi affioramenti saranno sia “liberi”, seppur associati alla natura della pratica, sia rispondenti ad un particolare stimolo di ricerca, in relazione alla pratica che ha causato la loro emersione. Possiamo osservare come durante l’opera di lavoro di coppia, queste rappresentazioni, sia in forma di immagine che di simbolo, ben di rado potranno essere riconducibili a determinati aspetti interiori, trovando la propria radice in quei profondi atavismi quali la sessualità e la morte. Operando attraverso l’adeguato uso di mantra, o loghion, è possibile provocare, per una sorta di risonanza, l’emersione di elementi riconducibili ad aree psichiche assonanti con la forma e la sostanza della pratica.
Del resto dobbiamo porci nella condizione di comprendere come taluni elementi quali la sessualità e la morte non costituiscono certo delle sovrastrutture, e in quanto tali liberamente enucleabili, ma bensì quel terreno su cui poggia tutta la nostra struttura psichica, o almeno quella parte di essa strettamente legata al vitale. Trovandoci così innanzi ad un elemento che rappresenta l’oceano stesso su cui sono disseminate le varie isole umane, ed è quindi scarsamente ipotizzabile che esso risponda docilmente al nostro impeto di ricerca, o che possa essere stimolato in maniera selettiva ed univoca.
Del resto è altresì possibile attraverso la ricerca di relazioni biunivoche fra la pratica posta in essere, e gli affioramenti ad essa conseguenti; come del resto sollecitare in modo violento la struttura psichica stessa e cogliere quanto emerge a posteriori. Ritengo che la scelta fra i due modi di procedere debba essere corrispondente non tanto a precetti dogmatici, quanto alla natura stessa del ricercatore.
A prescindere del modo con cui si opera, è importate ciò che si ottiene con l’opera stessa e cioè quel flusso simbolico o immaginifico, su cui rivolgere non solo l’attenzione necessaria per trattenerlo nella sfera conscio. Onde evitare che così come si è manifestato, possa poi ritrarsi ed inabissarsi nuovamente nelle profondità dell’inconscio, ma anche quella attenzione necessaria all’analisi postuma dell’affioramento in modo da renderlo oggetto di studio, svelarne gli arcani, e integrarlo così nella nostra parte cosciente.
Uno studio ovviamente non dialettico, non legato alle logiche dell’erudizione o della cultura, ma bensì profondo, sostanziale. Dove l’elemento in oggetto è posto al centro del cerchio meditativo, in modo da poterne di svelare i profondi legami e richiami nella nostra psiche, comprendere quali porte del profonde apra, ed utilizzarlo successivamente come una chiave per scendere o per salire lungo le estensioni spirituali del nostro essere. In altri lavori, ed altri ne seguiranno, abbiamo indicato come le chiavi angeliche o demoniache presenti in numerosi grimori o clavicole altro non sono strumenti evocativi di potenze sovrumane, cadendo così nella superstizione e nel fallimento, ma bensì simboli psicodinamici atti a metterci in contatto con elementi costituenti la nostra psiche, con quegli atavisimi ed archetipici su cui e da cui siamo modellati.
Ecco quindi la necessità di prestare attenzione a quando ci proviene in questi momenti di alternata coscienza, di espansione delle nostre attitudini di ascolto e visione, in modo tale da comprendere quali siano i nostri schemi sottili. Potremo così verificare il ripetersi di immagini (che io chiamo grandi chiavi), le quali rappresentano degli elementi portanti della nostra psiche, degli autentici architravi su cui si poggia tutta la nostra struttura. L’individuazione di essi, la loro collocazione nel centro focale della nostra indagine, le successive pratiche su di essi devono essere la nostra prospettiva di lavoro. Giungendo così a scoprire e considerare che il vero Titanismo è la conoscenza dell’uomo da parte dell’uomo.



martedì 7 maggio 2013

La Tensione verso il Ritorno

"Quella nostra nostalgia che dura una vita, quel desiderio che abbiamo di essere riuniti a qualcosa nell’universo da cui ci sentiamo separati; passare dall’altra parte di quella porta che abbiamo sempre visto dal di fuori, non è mera fantasia di un nevrotico, ma l’indicazione più vera della nostra reale situazione. Ed essere infine chiamati ad entrare, al di là di tutti i nostri meriti, sarebbe gloria e onore, nonché una guarigione dal nostro antico male" (C. S. Lewis, 'Il peso della gloria', da Essay Collection, Harper-Collins, 2000).


Questo nostro anelito al grande ritorno, inspiegabile in quanto non nasce dalla frustrazione per le cose di questo mondo, bensì malgrado le cose di questo mondo appaganti e lusinghiere noi cerchiamo insistentemente Altro. Così guardiamo attorno a noi, e troviamo fratelli e sorelle che condividono questo nostro ideale, questa tensione oltre ogni ragione. Ed assieme a loro ci raccogliamo nella Tradizione, che è madre amorevole con i suoi figli, eguali ma diversi, è velenosa per coloro che ne sono esclusi.

Sogno Lucido e Viaggio Astrale - di Filippo Goti

Sogno Lucido, Viaggio Astrale, Meditazione, e Introspezione sono pratiche che hanno come obiettivo quello di portare a maggiore conoscenza e consapevolezza l'operatore.
Sogno Lucido e Viaggio Astrale, spesso sono confusi in quanto presentano delle analogie, ma appartengono a sfere non coscienti diverse.
Possiamo distinguere, nell'universo onirico, quei sogni che appartengono a semplici singulti della mente, che scollegata dai centri sensoriali e dal cocchiere ( ego emergente o se ), si ritrova a elaborare in modo caotico determinate informazioni assimilate, oppure quei sogni che si riferiscono al sottostante.
Il sottostante è quanto nella "veglia" ci è velato, a causa della nostra incapacità di individuarci e centrarti in noi stessi, inconsapevoli come siamo del nostro essere sia fisico, che animico.
Durante certe fasi del sonno, specialmente in dormiveglia, affiorano immagini e situazioni legati al nostro profondo. Queste fasi sono molto particolari, e delicate, infatti da un lato le identità egoiche sono ancora presenti, anche se non vigili, e dall'altro le mente può essere ancora strumento con cui agire.

Se consapevolmente riusciamo a guidare, con la parte del Se che sta emergendo dal sonno, a cui gli Io lo hanno relegato, la mente nel sonno allora avremo comprensione di una serie di meccanismi psicologici che ci animano. Va però ricordato che se anche è vero che riusciamo a guidare il sogno, ne rimaniamo comunque vincolati dalla cornice in cui il sogno si è manifestato.
Il viaggio astrale è un viaggio nella conoscenza, che si manifesta attraverso immagini e simboli. Fondamentalmente abbiamo tre piani astrali: l'alto astrale, le proiezioni astrali del nostro quotidiano, e i submondi personali.
Ci sono varie tecniche per l'induzione in astrale: mantra, visualizzazioni, meditazione, particolari ritmi. Lavorando sul chakra del cuore, con assiduità e mantenendo individuazione durante il giorno, non è impresa impossibile l'induzione astrale, anzi si può tranquillamente affermare che è una delle pratiche basi dell'operatore.
Avere consapevolezza, significa staccarsi in astrale in modo autonomo, e decidere in modo autonomo dove e come indirizzare il proprio viaggio.
La dimensione Astrale, a prescindere su quale piano siamo collocati, è una dimensione dove spazio e tempo non hanno il valore della nostra dimensione. Infatti sono intimamente connessi, e il pensiero vergine, fecondato dalla volontà sacra, danno vita all'azione che si ripercuote sia su questa dimensione, che sulla nostra. Per fare un esempio noi stiamo alla dimensione astrale, come un cerchio sta ad una sfera. Tutto è quindi questione di profondità, dove in questa realtà è rappresentata da pensiero e volontà dell'operatore.
Sogno Lucidio e Viaggio Astrale, come ambientazione possono risultare quasi coincidenti quando il piano del secondo è rappresentato dai submondi. Le manifestazioni del sommerso che sono tipiche del sogno lucido, sono la parte emergente dei submondi interni, che possono essere visitati in astrale.
Mentre nel primo caso ciò che incontreremo è la rappresentazione di nostri comportamenti, atteggiamenti, pensieri, comunque già posti in essere, e nei fatti propostici in modo non selettivo, nel secondo caso la capacità dell'operatore permette di andare alle radici del fenomeno manifestato e in modo senziente e multidirezionale ( tempo, spazio fusi assieme ).

Meditazione Gnostica dell'Albero - Filippo Goti

(7)...la materia sarà distrutta, oppure no? Il Salvatore disse: “ Tutte le nature, tutte le formazioni, tutte le creazioni sussistono l’una nell’altra e l’una con l’altra, e saranno nuovamente dissolte nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle (radici) della sua natura. Chi ha orecchie da intendere, intenda ”.( Vangelo di Maria )
 
Si trovi una corretta posizione, dove non vi sia tensione muscolare. Iniziamo a procedere al giusto rilassamento tramite una respirazione progressivamente più profonda.

Giunti in uno stato di completa calma ed armonia, dove fisico, mente e respiro sono una cosa sola, si proceda alla seguente visualizzazione

Ogni burrone sia riempito,
ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano adesso diritti;
i luoghi impervi spianati.
Solo un albero si erge adesso, nel silenzio
Gira attorno ad esso, osserva le sue radici profonde,
poi alza lo sguardo e  scruta il suo tronco nodoso,
ancora più in alto ammira gli intricati rami,
ed infine il frutto che da essi germoglia.
Poggia entrambi i palmi delle tue mani sul tronco dell'albero,
confondi il battito del tuo cuore e il tuo sangue, con il pulsare della linfa,
il tuo corpo con il suo tronco,
le tue dita con i rami,
i tuoi pensieri, con i suoi frutti.
Ricordati che se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero.
Qual'è il frutto di quest'albero ?
Non manifestare, non accumulare, non mantenere,
ritira lentamente il tuo essere ad ogni respiro,
lascia che i frutti lentamente perdano di consistenza,
la polpa, si riassorbe e si confonde nella linfa,
e dall'alto, essa scende in basso.
i frutti sono scomparsi.
Non manifestare, non accumulare, non mantenere,
ritira silenziosamente il tuo essere ad ogni respiro,
lascia che i rami lentamente riducano la propria estensione,
il legno, si riassorbe e si confonde nel legno,
fino a divenire cosa unica.
i rami sono scomparsi.
Non manifestare, non accumulare, non mantenere,
ritira lentamente il tuo essere ad ogni respiro,
lascia che il tronco lentamente perda di volume,
il legno, si riassorbe e si confonde nella radici,
niente rimane in superficie.
il tronco è scomparso.
Non manifestare, non accumulare, non mantenere,
ritira lentamente il tuo essere ad ogni respiro,
lascia che ogni creazione si riassorba nel proprio seme,
fino a svanire completamente.
 "Il seme è la parola di Dio " (ripetuto all'infinito radicandolo sul cuore)

La Via dell'Azione

Essendo il Karma una legge meccanica questa agisce a prescindere la consapevolezza o la non consapevolezza dell'esistenza di questa legge. Ne consegue che in realtà nessuno si assume la responsabilità di ciò che compie, ma piuttosto si assume le conseguenze di tale azione. Il problema di fondo quindi, all'interno di questo pallottoliere spirituale, è la consapevolezza che ciò che compiamo, ma anche ciò che NON compiamo, ha una conseguenza. La consapevolezza è diretta espressione del Dharma: La legge, fondamento della realtà, giustizia/giusto, come le cose sono/dovranno essere. In assenza del Dharma ogni nostra azione ricade in una sfera contingente e transante, quindi illusoria, e quindi inevitabilmente produttiva di Karma.Solamente seguendo il nostra Dharma otterremo un giusto scopo, e da esso germoglierà la possibilità del Moksa.

Rifugiarsi nella meditazione e nella sola presa di consapevolezza della nostra mente, può essere effimero e consolatorio. E' indubbio che il mondo esteriore è un riflesso del mondo interiore, ma non essendo gli unici che attraversano questa contingenza caduca e transante, il mondo esteriore è il riflesso della sommatoria dei mondi interiori di ognuno di noi. Per questo se siamo retti da un'Idea Superiore non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo, rinunciare oltre che alla lotta interiore, contro la nostra moltitudine, a quella esteriore contro ciò che è evidentemente male e sofferenza che si insinua nei corpi, nelle menti, e nelle anime.

È più importante impedire ad un animale di soffrire o di morire, piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell’universo pregando in compagnia dei sacerdoti.

Buddha Siddhārtha Gautama

Se quanto sopra asserito è valido per la violenza condotta verso un animale, a maggior ragione L'Azione come manifestazione di Forza retta dalla Giustizia, sotto l'influsso dell'Idea Superiore, è valevole quando la sofferenza e la morte sono causati verso un altro essere umano.